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L’utopia del rispetto- Capitolo primo- Seconda parte


Tuesday, April 4, 2017

La mia famiglia, i nostri vicini e tutta Siponto-Manfredonia erano per strada sbigottiti. L’astronave era una perfetta circonferenza del diametro di dieci metri tre ruote per l’atterraggio e, al di sopra, una specie di tazzina da caffè dalla quale usciva una testa umanoide di colore verde.

 

Era la prima volta che vedevamo degli alieni. Tre giorni prima era stata diffusa la notizia della presenza di altre forme di vita nell’universo, ma fino a quel giorno non c‘erano ancora stati incontri ufficiali.

L’umanoide cominciò a parlare nella nostra lingua. La voce chiara, senza imperfezioni, come se fosse stato italiano.

“Io sono Cfwsyswfc della razza dei Dogon, Adamo è il nome datomi dagli umani. Siamo qui perché il nostro pianeta é stato distrutto. E noi pochi sopravvissuti, abbiamo chiesto al Consiglio dei Pianeti di poter vivere in pace in un altro luogo. Questo é il posto che ci é stato assegnato. Siamo qui per vivere in pace, per apprendere da voi e per insegnarvi qualcosa. Vivremo qui, insieme a voi, alla vostra maniera.”

Attimi di silenzio imbarazzato. Era il 14 agosto, tutti erano in vacanza, anche i neuroni. Una porta sbatté e un urlo si levò da una delle case. Notai uno sguardo colmo di astio. Non aveva nemmeno finito di sentire il discorso del Dogon e aveva già il fiatone. Era lì, col fucile imbracciato, con lo sguardo furente, come uno sciacallo:

“Vaffanculo Bastardo Spaziale!”

Era diretto il signor Culinaro. Non lavevo mai sentito pronunciare una parolaccia eppure lo conoscevo da più di venticinque anni. Appoggiò il fucile sulla spalla e prese la mira, ma non fece in tempo ad aprire il fuoco. Senza una parola, un raggio luminescente partì dall’astronave e lo colpì: il signor Culinaro lasciò il fucile e rovinò a terra.

“Ci accamperemo nella pineta” ricominciò Adamo con la stessa calma, “domani arriverà il grosso della colonia. E riprenderemo il discorso, ma non accetteremo nessun episodio d’insubordinazione. Oggi siamo stati buoni. Se qualcuno riproverà a colpirci, saremo spietati”.

E così com’era arrivata, l’astronave si alzò nel cielo e sparì.

 


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