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VISIONI DAL FUTURO


Wednesday, February 28, 2018

“Ma nel 2045 chi è il presidente del consiglio?” chiedo.

“Non sono qui per parlare di questo” risponde scrollando la testa. “Ma è giusto rispondere alle tue domande… Nel 2045 il Presidente del consiglio è Berlusconi…”

Inspiro forte. Ma per raccontarvi meglio questa storia, dovrei partire dall’inizio.

Era un giorno d’estate qualunque. Caldo. Ero davanti al computer. Avrei voluto scrivere. Ma non avevo nessuna idea. Avevo il timore di avere preso quella malattia: il blocco dello scrittore.

Ma come poteva essermi venuto se io non sono nemmeno uno scrittore?

Fissai gli oggetti nella stanza, l’arco di una tribù amazzonica, regalo di un vecchio amore, la scultura de “l’urlo” di Munch, in cerca di ispirazione.

In quel momento non mi venne in mente nulla. Fissai la sedia vuota di fronte a me. Il vimini finemente intrecciato. La sedia che immaginai fosse lavorata a mano. Ma non mi lasciai confondere. Nel 2018 nessuno degli oggetti che mi circondavano potevano essere fatti a mano.

Una distorsione. Un semplice lampo. Mi sembrò che davanti a me ci fosse seduta una persona. Mi stropicciai gli occhi. C’era davvero una persona che non conoscevo seduta di fronte a me.

Chiusi gli occhi. Li riaprii.

Lui sorrideva.

Un’allucinazione. Avevo bevuto troppo. Non avevo mai pensato di stare bene. Ma adesso ero grave. Se ero preda di allucinazioni c’era qualcosa che non andava. Dovevo consultare un medico.

“Non sono una allucinazione!” Rispose lui come se mi avesse letto nel pensiero.

Restai immobile. Lui vide i rivoli di sudore sulla fronte.

Aspettò in silenzio che mi tranquillizzassi. Avrei avuto bisogno di bere un bicchiere d’acqua. Ma l’acqua era nell’altra stanza. Le gambe mi tremavano.

Quando scrivo ho bisogno di scuse per muovermi, muovermi mi aiuta a riflettere. A limare i pensieri che a centinaia di chilometri all’ora transitano nel mio cervello e che, selezionati, metto per iscritto.

“Se non sei un’allucinazione, cosa sei allora?” chiesi.

“Sono la proiezione di un’immagine… Arrivo dal futuro. Dal 2045.”

Avrei voluto ridere, ma stavo per cacarmi sotto.

Cominciai a fissare le sue rughe,  i suoi occhi, le sue narici, i suoi vestiti. Aveva ragione. Solo un imbecille, nel 2018, avrebbe indossato una giacca rosa su un pantalone fucsia, con la cravatta gialla fosforescente che risaltava sulla camicia verde smeraldo.

 “Io sono te…” Dice lui. “Qualche anno più vecchio”.

Bene. Quindi l’imbecille ero io.

Devo smettere di giudicare le persone solo per il loro aspetto, se anche io comincerò a vestire come un imbecille. Vorrei chiedergli cosa accadrà: a me, alla mia vita, alle persone che amo e che fingo di amare. E soprattutto al mondo.

La vita è bella anche se fa male.

Volevo davvero saperlo?

Volevo davvero sapere se avrei avuto dei figli?

No.

Però se ero tornato indietro nel tempo, avrò avuto qualcosa da dirmi.

“Ma nel 2045 chi è il presidente del consiglio?”

Ed eccoci al punto.

Resto basito. Mi faccio due conti. Siamo nel 2018. Nel 2045, tra 27 anni Silvio Berlusconi dovrebbe avere la bellezza di centodieci anni. Mese più, mese meno.

“Quale dei 5 figli? Marina la più ambiziosa?”

Lui ride:

“No, no! Nessuno dei figli!”

“Allora un nipote?

“Macchè! Proprio lui medesimo di persona: Silvio Berlusconi…”

Questo è uno scherzo. Anche se a guardarlo mi rendo conto che i suoi gesti sono anche i miei.

“Non è uno scherzo. È la verità…”

“Ma com’è possibile?” chiedo shockato. “A oltre 100 anni è ancora così arzillo da poter essere presidente del consiglio?”

“Nel tuo tempo le cose non sono mature.  Manca poco. Non ricordo in che anno ma dopo i trapianti di fegati, cuori, stomaci e mani, si è cominciato a parlare di trapianti di cervello.”

Non muovo nemmeno un muscolo. Lui, che altri non è che me stesso invecchiato, sa che sto aspettando la fine della storia.

“Nel 2022 il nostro sempre verde si è sottoposto al trapianto. Adesso il presidentissimo, come ama farsi chiamare, è più giovane di te… che sei me…”

Dio, anche se so che non esisti, fa che questo sia un brutto incubo.

Mi risveglio dallo stato di shock. Vorrei capire. Ma forse l’unica cosa che mi interessa davvero è chiedergli i risultati dei futuri campionati del mondo. Per scommettere e vincere una barca di soldi.

“Ma come è potuto succedere?”

Guarda i miei occhi. Ricorda i miei sogni e le mie speranze, sa già quel che diventeranno.

Devo evitare di capire cosa significano quei segni che la vita ha tracciato sul suo volto e che traccerà sul mio. E devo non pensare che tra qualche anno comincerò a vestirmi come un imbecille.

“Qualcuno pensò bene di toglierselo dalle scatole. E si organizzarono. Qualcuno ha anche detto che l’attentato se l’è organizzato da solo. Fatto sta che una pallottola lo colpì (o lo colpirà) sotto al cuore e lo portarono in ospedale. L’unica soluzione era il trapianto di cervello…”

Si ferma. Se mi conosco bene ha sete. Si guarda attorno. Ma acqua non c’è. Ha la gola secca. Deglutisce. Sorrido. Alcune cose non le imparerò mai.

“Il volontario, un giovane palestrato dai capelli biondi e gli occhi azzurri, si presentò all’ospedale accompagnato dalla famiglia e dalla fidanzata. Unica condizione posta al presidente fu che, con il nuovo corpo, facesse visita alla famiglia una volta alla settimana. Il presidente, per bocca dei suoi avvocati, accettò. L’Italia e il mondo trattennero il fiato. Il primo trapianto di cervello al mondo fu (o sarà- non so mai come districarmi in questi paradossi temporali con i tempi verbali) effettuato su un uomo politico. Il messaggio  era per gli attentatori: mirate alla testa. L’operazione durò un giorno e mezzo.

Tutto andò bene e dopo 4 settimane il presidente sfoggiò il nuovo fisico nei meeting internazionali con gli altri presidenti.”

Mi aggrappo con le dita ai braccioli della sedia. Non ci credo. È questo il futuro che mi aspetta? Nere nubi si addensano all’orizzonte. Ma se io ero tornato indietro nel tempo  doveva esserci qualcosa che avrei potuto fare per cambiare il passato. Ma cosa?

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