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I TEMPI DEL CORONAVIRUS- La seconda delle tre


Thursday, April 9, 2020

“Io accuso, Signor Commissario!”

“E come se n’è accorto?”

“Mi ero insospettito dopo averlo visto nella stessa zona per due sere consecutive e così mi sono appostato.”

“Come mai ha deciso di prendere questa iniziativa, agente Guano?”

“Per la semplice ragione che in questi giorni l’unica cosa che abbiamo da fare è fermare ragazzini che scappano di casa… e le devo dire la verità, signor Commissario. Posso?”

“Certo che può. Anzi, deve!”

“Mi manca l’azione. Mi mancano le indagini e gli appostamenti. E io vorrei tanto passare di grado e diventare Ispettore…”

“Va bene, va bene… Della sua carriera ne parleremo più tardi, ma continui a dirmi del suo appostamento. Quindi è nato spontaneamente? Senza che nessun superiore glielo abbia richiesto?”

“Credevo di rendermi utile per il mio paese. Ho fatto male?”

“Non ha fatto male, anzi ha fatto benissimo. Ma continui, la prego…”

“Quindi come le dicevo, il sospetto, si muoveva dalle parti di via Nino Bixio e senza la mia divisa, per evitare di dare nell’occhio, mi sono piazzato da quelle parti. Attendendo. Per sfortuna la prima serata l’ho incontrato solo sulla via del ritorno.”

“Un attimo, Guano…”

“Mi dica signor Magistrato.”

“Come ha fatto a capire che era la via del ritorno?”

“Perché il sospetto si muoveva in direzione contraria alla solita e con due ore di ritardo rispetto alle prime due volte che ci eravamo incontrati, signore.”

“Va bene, continui pure.”

“Al che l’ho seguito, incuriosito, visto che mancandomi la divisa, avrei sì potuto fermarlo, qualificandomi, ma financo insospettirlo e lui avrebbe evitato di condurmi sulla scena del crimine.”

“Ha fatto benissimo.”

“L’ho seguito sino al suo domicilio e sul campanello risultava, effettivamente, il suo cognome.”

“Benissimo!”

“Allora l’indomani, al termine del mio turno di servizio, che corrispondeva bene o male con l’orario nel quale il sospetto, Odoacre Chierico, si allontanava dalla sua abitazione, mi sono appostato e l’ho seguito.”

“E quale è stata la scoperta.”

“Quel giorno in verità, non vi è stata nessuna scoperta, signor Commissario. Ho seguito il signor Chierico e, dopo un paio di isolati, l’ho visto e, inutile perfino aggiungerlo, con fare circospetto e con un codice imparato in precedenza, bussare alla porta di un garage ed entrarvi, ben attento a non farsi scoprire. Da quel momento, considerando la cosa sospetta, invece di paventare un’irruzione, ho atteso prima di decidere il da farsi.”

“Ed è rimasto lì per quanto tempo?”

“Circa due ore.”

“Immobile?”

“Mi sono concesso qualche giro dell’isolato per evitare che le gambe si intorpidissero per il freddo.”

“E dopo le due ore?”

“E dopo le due ore, da quel covo di perdizione la gente è cominciata ad uscire.”

“Tutti insieme?”

“Alla spicciolata. Le ho già detto che questa organizzazione criminale è preparatissima a fronteggiare un’eventuale ispezione delle forze dell’ordine. Ogni tre minuti, usciva un sospetto.”

“Quindi, Guano, lei è rientrato a casa?”

“Affatto signore. Esibendo il mio tesserino di poliziotto ho fermato un altro dei partecipanti all’incontro criminoso, chiedendogli di esibire i documenti e l’autocertificazione e ne è risultato che, il signor Aldo Cantarutti, di anni settantanove, coetaneo del Chierico, dopo essersi recato alla farmacia, stava rientrando a casa.”

“Ed era effettivamente stato alla farmacia?”

“Il sospetto, non sospettando di essere stato seguito, ha estratto una confezione di pillole contro l’alta pressione.”

“E le ha mostrato lo scontrino?”

“Mi ha detto che ha buttato lo scontrino subito dopo esser uscito dalla farmacia, nel primo cassonetto.”

“E lei ci ha creduto?”

“Affatto. Ma cos’altro potevo far, signor Commissario?”

“Nulla, nulla. La legge era dalla parte del signor Cantarutti. E quindi, agente Guano?”

“Quella sera nulla. Ma ieri, mio giorno di libertà mi sono posizionato in zona e ho atteso. Ho contatto otto persone. Tutte di età ottuagenaria e tutti che, con fare quanto meno sospetto, con un codice in uso ai gruppi criminosi, erano ammessi al locale. Dopo aver osservato, mi sono deciso a intervenire.”

“Ma così? Senza alcuna autorizzazione del tribunale?”

“Signor Commissario ho preferito agire, perché pensavo che la situazione stesse degenerando.”

“In che senso?”

“Ho sentito delle urla!”

“Di paura?”

“Non saprei. Mi sono avvicinato di soppiatto e ho sentito le urla.”

“Non avrà sfondato la porta?”

“Ho semplicemente bussato.”

“E le hanno aperto?”

“Certo. Ovviamente signor Commissario non mi sono classificato come un agente delle forze dell’ordine, ma solo come un padre alla ricerca di suo figlio.

“Ovviamente!”

“E come se nulla fosse, il signor Letterio Catapano, come presentatosi, favorendomi anche il piacere di stringermi la mano, contrario alle norme vigenti, attualmente, mi ha informato di stare facendo un tresette, riservato a pochi amici, nel numero di otto, nel garage di sua proprietà. Pregandomi di mantenere il riserbo, anche con la signora sua moglie e con il vicinato per evitare qualsivoglia problema.”

“Ah!”

“Le urla che avevo sentito facevano parte del gioco e quello che i miei occhi hanno osservato erano un’infrazione delle regole emanate dal nostro governo, nelle settimane scorse. Otto e dicasi otto anziani che si divertivano, tra i fumi delle sigarette e quelli dell’alcol a giocare a tresette. Indi per cui, signor Magistrato, ce la facciamo una bella perquisizione, più tardi nel pomeriggio al signor Litterio Catapano?”

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