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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID- Capitolo 1


Monday, October 19, 2020

20200227_0902271.jpgQuesta è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (tranne il sabato e la domenica).

UNO. PREMESSA. LA MIA QUARANTENA FU QUELLA CHE FU.

Capitolo 1

La scelta

- E allora? Che cosa facciamo?

Qui a Freetown, in Sierra Leone, ci sono zero casi; il morbo non è ancora arrivato, riferiscono le autorità ai mezzi di informazione. Rimanere, invece di rientrare in Europa, nell’occhio del ciclone dell’infezione, sarebbe saggio.

Mi muovo dal balcone alla camera da letto, otto metri scarsi, in mutande, mentre aspetto una risposta.

Il sudore scende dalle tempie, una goccia si intrufola nell’orecchio e forma una bolla. Stacco il telefono, bagnato, raccolgo la maglietta che indossavo in mattinata per asciugarlo.

In casa non c’è un alito di vento e trentacinque gradi.

Osservo il ventilatore, immobile: non c’è corrente. Come ogni giorno la fornitura si ferma, con svizzera precisione, dalle 9 del mattino alle 6 del pomeriggio. Nove ore senza elettricità; devo ricordarmi di non aprire il frigorifero.

-  È stato confermato? Chiede Abigail, la mia compagna tedesca.

L’Air France tra due giorni sospenderà i voli Freetown- Parigi; Bruxelles Airlines tra tre giorni.

Abbiamo poca scelta: solo cinque compagnie transitano in Sierra Leone.


- Sì, sì… lo ha scritto qualcuno nella chat. Ha ricevuto comunicazione dalla compagnia aerea…

Restiamo in silenzio; la sento respirare, sta pensando a una soluzione.

L’organizzazione per la quale Abigail lavora in Sierra Leone non si è espressa. L’associazione locale dove faccio il volontario e colleziono storie di deportati, ex-richiedenti asilo rifiutati e rispediti al mittente, sta per chiudere i battenti.

Abbiamo un’ultima riunione e poi ci rivedremo tra un mese, se tutto va bene.

- D’accordo Loriano… Io adesso ho un meeting, poi un briefing e subito dopo una conference call. La cosa migliore da fare è parlarne quando sono a casa.

Mi sembra ragionevole.

- Alla fine la nostra idea è rimanere, giusto? Le chiedo.

- Guarda non so cosa sia giusto o meno. Al momento il morbo non è ancora arrivato. Ci lanciamo a capofitto verso il disastro? Non so, anche se…

Appunto, anche se.

In Sierra Leone tutto è ancora aperto. La sera è possibile andare al bar, uno dei tanti in riva al mare, e bere una birra, evitando gli assembramenti.

- Allora aspetto che torni e ne parliamo.

- Tanto c’è ancora Royal Air Maroc che prosegue i voli? Chiede conferma lei.

- No, Royal Air Maroc ha sospeso i voli da ieri.

Il sudore non si ferma. Osservo l’orologio; due ore abbondanti da attendere prima di riottenere l’elettricità.

Mi affaccio sul balcone alla ricerca di refrigerio, osservo la laguna sotto di me. Bassa marea, la brezza serale non si è ancora alzata.

Rientro in casa, saluto Abigail e lascio il telefono sul tavolo per qualche istante.

Poi lo afferro e controllo le notizie.

Contagi aumentati, pazienti in condizioni disperate, morti; in Europa la situazione peggiora di ora in ora. Mi sbaglio: di minuto in minuto.

In Cina migliora e la riapertura è vicina; siamo a ridosso della primavera, i fiori torneranno a sbocciare.

Ricevo un messaggio: Turkish Airlines e Kenya Airlines volano ancora su Freetown, ma Air France ha esaurito i biglietti e Bruxelles Airlines ha gli ultimi due posti disponibili.

Nel momento in cui abbiamo deciso di restare, ho capito di dover partire.

Un brivido; dobbiamo abbandonare il paese, ma come?

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