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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID- Capitolo 2


Tuesday, November 3, 2020

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Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (tranne il sabato e la domenica).

    PREMESSA. LA MIA QUARANTENA FU QUELLA CHE FU

    Capitolo 2

    La corsa

    Alle 9.40 vado a correre sulla spiaggia. Trentaquattro gradi centigradi, novanta per cento di umidità. C’è un gruppo di ragazzi che gioca a calcio.
    Sono già pronto a rifiutare il loro invito: non posso rivaleggiare con dei diciottenni, atletici, cresciuti sotto questo sole. Si accorgono di me e si fermano a guardarmi, inquieti, facendosi da parte.
    Io sorrido.
    Il presidente della Sierra Leone è stato categorico in televisione. Il morbo non sarà il nuovo ebola: il paese è sano; la minaccia viene dall’esterno e bisogna chiudersi a riccio.
    L’epidemia è giunta con un aereo, dagli USA, anche se non esistono voli diretti.
    Chi cazzo è l’infetto che se lo è potuto permettere?

    Il secondo contaminato è il primario di una clinica privata: la dottoressa che ha visitato il primo paziente.
    La clinica è stata chiusa a scopo precauzionale.
    Uscire dal paese è impossibile; l’aeroporto è stato sigillato per tre mesi, le frontiere via terra sono controllate dall’esercito.
    L’unico luogo che continua a rimanere aperto è il porto commerciale.
    I giovani calciatori si incupiscono; qualcuno urla: vattene a casa.
    Abbasso lo sguardo per evitare lo sciabordare delle onde, vittime dell’alta marea. Correre è difficoltoso.
    Alle volte sono costretto a eludere l’acqua all’ultimo secondo. Salto, accelero o rallento. È inevitabile che qualche onda colpisca le scarpe.
    Il pallone mi rimbalza vicino, mentre mi guardano tutti. Io prendo la mira e mi esibisco in un tiro sbilenco per farli riprendere a giocare.
    Il più piccolino avrà il doppio della mia muscolatura. Con gli occhiali da sole evito di fissarli. Nessuno ha fatto caso al pallone che è rimbalzato tra loro.
    Noi abbiamo cibo, ma non è sicuro rimanere qui.

    Per la prima volta loro, che vedono qualunque straniero come un bancomat ambulante, non si avvicinano per la questua. Affretto il passo, ma senza darmela a gambe. Oltre al sudore sento un brivido freddo.
    Sono i bianchi che portano il morbo. Devo scappare via, non è sicuro uscire da soli.
    Pumui! Mi urla uno di loro.
    Uomo bianco di merda, persona non grata.
    Dobbiamo trovare un modo per scappare.

    Riassunto delle puntate precedenti

    • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa

    DOVE ERAVAMO RIMASTI?

    Capitolo1 

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