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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID- Capitolo 4


Thursday, November 5, 2020

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(Pic by Marco Muretti)

Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (tranne il sabato e la domenica).

PREMESSA. LA MIA QUARANTENA FU QUELLA CHE FU

Capitolo 4

Il rientro

Appoggio la bottiglia sul tavolino, il sole è sparito oltre il mare. Daphne, la nostra amica, ci ha lasciato due birre fa. La proprietaria del piccolo chiringuito sulla spiaggia mi chiede se ne voglio un’altra.
Il mio fegato da alcolista accetta; non sono ancora sbronzo e ho pisciato solo due volte: posso reggerne altre tre.
Il mio cervello, dal luogo che gestisce tutte le mie dipendenze, brama un’altra bottiglia.
8.12pm. Non c’è tempo; il coprifuoco scatta alle 9.30pm. Siamo usciti senza auto e dobbiamo trovare un taxi o un kehkeh, per rientrare a casa.
Rifiutiamo, la abbracciamo, e ci avviamo sul lungomare, in attesa del mezzo che ci accompagni.
Il traffico è scarso, qualche rivenditore di sigarette si affretta sulla strada; non c’è illuminazione pubblica, solo quella dei bar, alle nove sarà tutto buio.
Cosa potrebbe accadere se ci trovassero in giro?
Punizioni corporali o una multa?
Un volenteroso autista di kehkeh va nella nostra direzione e si accontenta di un euro. Le nuove limitazioni gli impediscono di portare più di due persone alla volta.
Abigail si sistema e poi salgo io.
Sono le 8.24pm, riusciremo a rientrare in tempo?

 

Una vecchia motocicletta, residuato della guerra civile, con la marmitta sfondata dai troppi sforzi, ci oltrepassa assordandoci. Sobbalza in prossimità del piccolo dosso all’ingresso dell’Atlantic Hotel e, dopo il salto, accelera ancora.
- Quello si va a schiantare. Dice l’autista. - Con questa paura del coprifuoco per arrivare prima a casa passano la notte fuori:in caserma.
Il fuoristrada nero che arriva in direzione opposta suona il clacson. Entrambi stanno correndo. Temono la punizione.

Il motociclista non vede l’auto e, lento, si dirige sull’altra corsia. Il suono del clacson assordante.;il rumore della frenata; L’auto sterza per evitare l’impatto.
Poi la moto si conficca nel muso del fuoristrada.
La Land Cruiser non fa neanche una smorfia. Accenna a un principio di starnuto e si ferma.
L’autista e il suo accompagnatore incolumi, grazie alla cintura di sicurezza, osservano quella bizzarra scultura metallica che si è conficcata nella carrozzeria dell’auto, poi si avvicinano a controllare che il pilota della motocicletta sia ancora in vita.
Il centauro ha fatto un balzo di qualche metro. Il rumore del tre ruote ci impedisce di sentire se si stia lamentando.
Il motociclista è immobile a terra, il casco spaccato. Forse è ubriaco. Si tiene una spalla, ha degli ematomi; c’è del sangue sull’asfalto.
- Se volete posso chiamare l’ambulanza. Dice il nostro autista rallentando, senza fermarsi.
Dobbiamo correre, il coprifuoco non ci permette di prestare soccorso. Il nostro accompagnatore compone un numero e si mette a parlare in krio.
Quei tre non arriveranno a casa prima del coprifuoco, io e Abigail dobbiamo trovare un modo per fuggire.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.

Capitolo1Capitolo2Capitolo3 

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