Skip to Content Skip to Search Go to Top Navigation Go to Side Menu


A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID- Capitolo 7


Tuesday, November 10, 2020

20200615_0933071.jpg

Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (tranne il sabato e la domenica).

PREMESSA. LA MIA QUARANTENA FU QUELLA CHE FU

Capitolo 7

Il pranzo

L’odore di plastica bruciata mi entra nel naso. Usif ride:

- Non è plastica! Questo è l’odore di pelle di vacca che viene cucinata.
In Italia la usano per la concia. In Sierra Leone la bolliscono per staccare i peli del mammifero e cucinarla come prelibatezza locale.
Siamo in mezzo alla strada, sotto il sole; mi fa cenno di seguirlo:

- Adesso te la faccio assaggiare.

Usif è il responsabile dell’Associazione per cui lavoro volontariamente; lui non è più un deportato. È stato rimpatriato due volte, contro la sua volontà, da un volo charter, ma nessuno gli fa più notare che è un miliardario che ha fatto bancarotta.
Millionaire don tun to penter, millionaire don tun to penter, millionaire don tun to penter”. Se lo era sentito ripetere per anni, da amici, conoscenti e semplici stronzi.
Era un immigrato irregolare, è stato costretto a lasciare la moglie e la figlia in Europa, e non è mai potuto tornare in Germania per prendersene cura.
Lo seguo mentre fende il traffico. Abbandoniamo Wellington Street e dopo due incroci ci sediamo all’angolo di una strada, in mezzo ad altri Sierra Leoniani che, dopo aver mangiato, indossano la mascherina. Io sorrido e saluto tutti i presenti. Mi posiziono sotto un ombrellone consumato e sporco, mentre Usif provvede all’ordinazione.
Nessun uomo bianco deve essersi mai seduto da quelle parti.
Usif continua a parlare in krio, poi si accorge che non lo capisco: avrei dovuto imparare la lingua del luogo, mi avrebbe aiutato a familiarizzare di più con i locali.
Io sorrido.
La cuoca mi passa un piatto in plastica verde fosforescente, con una montagna di riso, che sarò costretto a finire, una brodaglia rossastra, di cui ignoro la composizione, e la pelle di vacca.

Mi passa anche un bicchiere di Ataya té, rovente. Sudo al sol guardarlo.

Ingoio della saliva e il rospo. Spero solo che sia commestibile per il mio palato straniero e arrogante e di non far fare brutta figura al mio accompagnatore.
Mescolo il riso con la brodaglia e poi azzanno la pelle di vacca; è gommosa, mi ricorda la trippa di maiale. Debbo strapparla con le mani e ripoggiarla nel piatto.
Il sapore ricorda il manzo, ma faccio fatica a mandarla giù. Evito di attendere e ingurgito un altro pezzo.

Sento qualcosa che affiora dallo stomaco, come se fossi disgustato dalla carne.

I presenti mi osservano invidiosi: sto mangiando una leccornia che molti di loro non possono permettersi.
Continuo a masticare e a ingoiare saliva, non posso imbarazzare Usif.
Dopo aver provato le altre quattro pietanze locali: le foglie di cassava, le foglie di patate, i
fagioli e il pesce arrostito, chiudo il cerchio prima della fuga.
Finisco la pelle di vacca e mi lancio sul riso con la brodaglia. Sono certo che se ne avanzassi un po’, uno dei presenti lo spazzerebbe via al posto mio.
Sento un conato salire, ma riesco a tenerlo a bada. Mi fermo un attimo, prendo un boccone di riso bianco e lo spedisco in fondo allo stomaco a fungere da tappo e ingollo mezzo bicchiere di té.

- Ne vuoi ancora? Mi chiede.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.

Capitolo1Capitolo2Capitolo3Capitolo4Capitolo5Capitolo6

Leave a Reply


In order to submit a comment, you need to mention your name and your email address (which won't be published). And ... don't forget your comment!

Comment Form