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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 14


Thursday, November 19, 2020

image-2.jpgQuesta è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (tranne il sabato e la domenica).

SVOLGIMENTO. IL VIAGGIO, MIO MALGRADO

Capitolo 14

Gli oggetti

I tre giorni di segregazione sono finiti ed esco per andare a comprare due trolley. Non abbiamo ancora i dettagli del volo e non sappiamo quanti chili potremo imbarcare.

Cosa devo riportami indietro?

In Europa i negozi, le librerie, le scuole e i ristoranti sono chiusi.
Vestiti estivi o invernali?
Qui è estate, anche a gennaio.
E se partiamo, dove lasciamo la roba?
Non sto viaggiando, sto emigrando.
Il calendario?
Gli scacchi?
Tornerò mai da questa evacuazione?


In centro c’è un negozio che vende valigie, vicino al grande albero di kapok, quello stampato sulle banconote.
Ci arrivo in auto e parcheggio in diagonale, occupando parte della strada; la targa blu dei cooperanti internazionali mi permette di farlo.
Entro nel negozio e comincio a contrattare con il negoziante; intorno a noi si accumula una marmaglia: sfaccendati, questuanti e aspiranti facchini.
Il negoziante abbassa le pretese e concludiamo l’affare. Rifiuto l’aiuto che mi si offre, torno alla macchina con le valigie e chiudo la portiera.
Lui mi segue, rimane di fianco al finestrino e ripete quel gesto: mangiare. Lui sa che partirò e che, in quanto mendicante, rimarrà a digiuno.
Ho già scosso la testa tredici volte, e sto fissando il cellulare all’interno dell’abitacolo, con la sicura inserita. Sento che è ancora lì, senza vergogna, la mano tesa, in attesa di qualche spicciolo che gli permetta di sopravvivere.
Il passaporto, la carta d’identità, il bancomat, la carta di credito, il carica batteria del pc, il carica batteria del cellulare, il trasformatore, i dollari, gli euro e le sterline.
Parto a razzo e manco il suo braccio, l’unico che ha, per una manciata di millimetri. Lui è immobile ad implorare che la mia pietà diventi carta moneta.
Non so se, come e quando rientrerò a Freetown.

Ma il tagliaunghie?
La macchinetta per i capelli?
Il gilè?
La cravatta?
Mi fermo a qualche metro di distanza. C’è una signora che all’angolo della strada vende cibo, lo ha preparato a casa e lo tiene in una conca di plastica, coperto da un telo per allontanare gli insetti. Forse è la stessa cuoca che mi ha fatto gustare la pelle di vacca.

Scendo dall’auto, ostruendo il traffico, e faccio segno al mendicante che mi raggiunge zoppicando.

Poliomielite?
Peccato non abbia potuto permettersi il vaccino.
Le macchine suonano, io lascio al vecchio la possibilità di scegliere cosa vuole. Pago la signora e lascio a lui qualche spicciolo.
Altri mendicanti si avvicinano, le mani tese, la speranza nei loro occhi. Risalgo in auto mentre il rumore dei clacson mi fa sanguinare le orecchie.
Riuscirò ad abbandonare il paese?
E lui?
Sopravvivrà al contagio?

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.
  • A Londra Arianna, la sorella di Loriano, deve recarsi nel nuovo ufficio per recuperare il computer aziendale.
  • La mamma di Loriano è a casa, in Italia e interpreta la verità, sul mondo, grazie al suo telefono.
Loriano & Abigail Mohamed Alex Arianna Mamma

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