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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 18


Wednesday, November 25, 2020

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Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (escluso il sabato e la domenica).

DUE. SVOLGIMENTO. IL VIAGGIO, MIO MALGRADO.

Capitolo 18

La clinica

Mi sveglio storto, forse sono i postumi della sbornia.
Bevo una tazza di caffè, ma resto narcolettico. Ieri sera ho bevuto tre birre, non possono essere i postumi. Mi riaddormento. Dovrei lavorare e inviare qualche email per il progetto che sto sviluppando tra LondraNapoli e Freetown. Quando mi sveglio, mi sento appiccicoso come la carta moschicida.
Controllo le notizie sul telefono; non riesco a leggere un libro e con gli ultimi brandelli di forza scrosto pagine internet che non vengono visualizzate da decenni.
Nel pomeriggio sento  Abigail; le domande sono quelle di rito: hai starnutito, hai il raffreddore, hai la febbre?
Continuando a uscire posso aver contratto il morbo senza essermene accorto.
Ho difficoltà a respirare?

Impugno il termometro e lo metto in bocca, sotto la lingua.
Dopo cinque minuti la temperatura è salita sino ai trentotto gradi e mezzo. Comunico la notizia e resto divelto sul divano.
È la febbre?
È il contagio?
- Secondo me è malaria! Dice lei al telefono.
Fortuna!
Abigail è certa che non si tratta di influenza, perché in Sierra Leone non esiste, e torna in anticipo dal lavoro. Prima o poi tutti prendono la malaria; il vaccino non esiste, solo la profilassi e io me ne sono astenuto.
Con tre ospedali chiusi, quello militare adibito a sito d’emergenza per il morbo, e la migliore clinica privata di tutta la città sigillata per allarme contagio, la nostra scelta è obbligata: ci dirigiamo verso il centro malattie infettive.
Prima di entrare devo lavarmi le mani. Un addetto dell’ospedale mi misura la febbre: siamo a trentanove abbondanti. Gli spieghiamo che ho la malaria, e lui mi lascia passare. Attendo il dottore rilassato, nella stanza del pronto soccorso, mentre i minuti passano. I letti sembrano puliti, le lenzuola fresche, ma le mura mostrano antiche incrostazioni di cui è meglio non scoprire l’origine.
- Il dottore è impegnato in una visita a un altro paziente.
Attendo.
Quando il medico arriva mi osserva nascosto dagli occhiali e dalla mascherina; indossa una cuffia da doccia, oltre al camice, e guanti in lattice. Ha la barba bianca lunga, come se fosse un predicatore arabo, sul bordo della barba, visibile, qualche briciola di pane, segno che la visita urgente fosse quella al frigorifero della clinica. Mi misura ancora la febbre; siamo sui quaranta: doppio paracetamolo e analisi del sangue.
Abigail dopo aver pagato per le analisi, va a comprare dell’acqua. Quando rientra nella stanza mi trova riverso sul lettino, faccia cadaverica e sudorazione accelerata. Per una volta non a causa del caldo: l’aria condizionata funziona.
Sono l’unico cliente del pronto soccorso. Il tempo passa e io resto immobile con un filo di bava che scende dalla bocca, mentre Abigail chiede informazioni.
- Più tempo passa e meglio stanno effettuando le analisi.
Dopo un’ora torna il medico, trionfante. Ha finito di mangiare e non indossa più mascherina e guanti.
- Hai il tifo. Vedi?
E mi mostra le analisi.
- Ma è meglio se torni domani mattina, perché la malaria spesso sfugge al primo controllo e dovremo ripetere le analisi  domani e anche dopo domani.
Io e il dottore diventeremo amici. Forse.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.
  • A Londra Arianna, la sorella di Loriano, deve recarsi nel nuovo ufficio per recuperare il computer aziendale.
  • La mamma di Loriano è a casa, in Italia e interpreta la verità, sul mondo, grazie al suo telefono.
Loriano & Abigail   Mohamed   Alex  Arianna   Mamma

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