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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 21


Monday, November 30, 2020

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Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (escluso il sabato e la domenica).

SVOLGIMENTO. IL VIAGGIO, MIO MALGRADO

Capitolo 21

Verso la California - Il peso della sconfitta

Mohamed non aveva confidato a nessuno il suo sogno di voler raggiungere gli Stati Uniti. Si sarebbe accontentato di lasciare la Sierra Leone, ma pur raccontando la sua lacrimevole storia di orfano, la burocrazia non era riuscito a farlo partire.
Era rimasto a Lungi, nel campo profughi, per due anni, dedicandosi a piccoli commerci.
Il pugno di riso, unito al lavoro di raccolta della legna e a qualche furtarello, quando i suoi vicini di tenda si distraevano, gli aveva permesso di sopravvivere.

Quando la guerra aveva lasciato Freetown era tornato a casa con l’indennizzo minimo rilasciato dall’ONU.
Della sua famiglia, non c’era traccia, ma aveva ritrovato uno zio che lo aveva ospitato e gli aveva dato una mano per cominciare la sua nuova attività: vendere scarpe a Well Street.
Aveva conosciuto sua moglie, si era sposato, aveva avuto due figli e aveva continuato a commerciare, ma il sogno di lasciare la Sierra Leone e andare in America se lo era portato dentro e lo aveva spinto a risparmiare fino all’osso.
Si liberò dal fardello dei ricordi e spinse con il piede sull’acceleratore e, appena entrato a Faranah, sul confine con la Guinea, il sole era apparso in cielo.
Aveva riempito il serbatoio con una tanica che portava con sé, aveva mangiato un paio di uova sode e aveva passato qualche minuto alla frontiera.
Il controllo del passaporto, il caldo, l’aria condizionata.
La mazzetta era stata salata, due dosi da cinque dollari e una bottiglia di Johnny Walker.
Aveva salutato con un gesto i due militari ed era sfrecciato via con il finestrino aperto.
I vasti tratti di strada sterrata avevano riempito l’abitacolo di polvere rossastra.
Decise di non fermarsi e arrivare prima che facesse buio.
Spinse l’auto al limite, per tutto il pomeriggio; si era staccato dal sedile solo per pisciare e riempire il serbatoio.
Sentì un dolore alla schiena che gli scendeva lungo il fianco sinistro; doveva fermarsi e riposare. Guardò l’orologio e si accorse che il sole era già tramontato e la luce sarebbe scomparsa in pochi minuti, erano le 6.38; era rischioso guidare di notte, l’auto poteva sfasciarsi.
In controluce vide delle baracche, rallentò, salutò con un sorriso i due ragazzi che ciondolavano per strada e offrì loro una sigaretta.
Inspirarono grosse boccate mentre rispondevano alle formalità.
- Questa è Bamako! Sospirò uno dei due.
Mohamed scese dalla macchina, si stiracchiò. Si guardò indietro; era l’ultima occasione per tornare a casa da sua moglie e dai suoi figli.
Ringraziò e risalì in auto.
Arrivare negli Stati Uniti avrebbe significato vestirsi bene, guadagnare dei soldi e regalare un futuro ai propri figli.
Andare via era quello che tutti volevano: basta guerra, fame, malaria, tifo.
Doveva rintracciare Daramy e ritirare il biglietto solo andata per Rio de Janeiro.

Non era ancora l’America che sognava, ma si avvicinava.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.
  • A Londra Arianna, la sorella di Loriano, deve recarsi nel nuovo ufficio per recuperare il computer aziendale.
  • La mamma di Loriano è a casa, in Italia e interpreta la verità, sul mondo, grazie al suo telefono.
Loriano & Abigail   Mohamed   Alex  Arianna   Mamma

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