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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 25


Friday, December 4, 2020

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(pics by Eddy “Smegma 2″ DiNa)

Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (escluso il sabato e la domenica).

SVOLGIMENTO. IL VIAGGIO, MIO MALGRADO

Capitolo 25

La politica del dragone

 

Lettera di protesta degli Ambasciatori Africani a Pechino.

 

Il gruppo di Ambasciatori Africani riconosce le eccellenti relazioni esistenti tra la Cina e i nostri rispettivi paesi di provenienza sin dal periodo in cui l’Africa combatteva per liberarsi dal giogo colonialistico delle potenze europee. Dal canto nostro l’Africa ha sempre supportato la Cina, soprattutto nel permetterle di conservare il seggio permanente in seno alle Nazioni Unite.

Questo impegno collaborativo si è inoltre manifestato di recente nella ininterrotta lotta alla pandemia e l’assistenza ai nostri paesi fornita dal Partito Comunista Cinese, sotto la leadership di Sua Eccellenza Xi JingPing.

E’ perciò preoccupante, a seguito di questa eccellente cooperazione e reciproca amicizia, che il gruppo di Ambasciatori delle Nazioni Africane, osserva con costernazione la discriminazione e la stigmatizzazione dei cittadini Africani risiedenti in Cina, per cui sono stati costretti forzatamente e in una maniera particolarmente crudele, a sottoporsi all’investigazione epidemica e al Test, oltre ad essere stati sottoposti alla segregazione di quattordici giorni, nonostante non avessero mai lasciato il paese e la provincia di residenza e non fossero entrati in contatto, come da loro dichiarato, con persone che avevano contratto il virus o ne avessero chiaramente mostrato i sintomi.

Il gruppo di Ambasciatori ci tiene a sottolineare che gli Africani residenti in Cina hanno sempre rispettato le leggi cinesi, in particolare durante questo periodo di epidemia.

Non abbiamo memoria di nessun documento in cui le autorità cinesi di polizia hanno denunciato uno dei nostri concittadini di aver violato le leggi che miravano a fermare la pandemia.

Perciò l’identificazione degli Africani per i test e la quarantena obbligatori, dal nostro punto di vista, non ha basi scientifiche e fa parte dei casi di razzismo che riguardano gli Africani in Cina.

A tal proposito cogliamo l’occasione per sottolineare che l’amicizia tra l’Africa e la Cina debba essere reciproca e non univoca in una direzione soltanto.

Purtroppo abbiamo ricevuto angosciosi resoconti di trattamenti inumani nei confronti di cittadini Africani, soprattutto nella provincia del Guangdong. A tal proposito, per brevità ne elencheremo solo i più macroscopici:

-       Cittadini Africani sono stati espulsi dai rispettivi hotel nel cuore della notte solo perché Africani.

-       Un gruppo di studenti Africani regolarmente iscritti alla Sun-Yat Sen University di Guangzhou (Canton) sono stati forzati a eseguire il test di positività al morbo, nonostante non avessero viaggiato nel suddetto periodo di contenimento del virus.

-       Test selettivi solo per gli studenti Africani mentre i loro colleghi non Africani, non erano sottoposti al test.

-       Durante la notte uomini Africani, sposati con donne cinesi, venivano prelevati da casa, per completare il test, e venivano isolati in segregazione lontani dalle rispettive famiglie, mentre le suddette famiglie venivano lasciate a casa.

-       Sfratti di cittadini Africani dai propri appartamenti, buttati per le strade anche in presenza di figli piccoli.

-       Confisca dei passaporti, in violazione delle norme vigenti.

-       Persistenti molestie e umiliazioni di cittadini Africani costretti a esami medici

non richiesti dopo il test per il morbo.

-       Minaccia di revoca del visto, dell’arresto e della deportazione di emigranti Africani in regola con le norme vigenti della legge cinese.

 

Da queste notizie l’impressione è che i cittadini Africani siano stati colpevolizzati di stare diffondendo il morbo in Cina, quando la situazione è praticamente all’opposto.

O forse c’è un’altra ragione per la quale i cittadini Africani vengono puntati, di cui noi non siamo a conoscenza?

Il Gruppo di Ambasciatori Africani a Pechino, chiede la cessazione immediata dei test forzosi, delle segregazioni e degli altri trattamenti inumani a cui i cittadini Africani sono sottoposti e chiede che siano trattati come i cinesi e gli immigrati di altre nazioni.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.
  • A Londra Arianna, la sorella di Loriano, deve recarsi nel nuovo ufficio per recuperare il computer aziendale.
  • La mamma di Loriano è a casa, in Italia e interpreta la verità, sul mondo, grazie al suo telefono.

Loriano & Abigail   Mohamed   Alex  Arianna   Mamma
  • Cap 18
  • Cap 22
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  • Cap 20
  • Cap 19
  • Cap 24

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