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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 32


Monday, January 25, 2021

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Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (escluso il sabato e la domenica).

SVOLGIMENTO. IL VIAGGIO, MIO MALGRADO

Capitolo 32

Spionaggio

Carissimo Loriano,

se le notizie che vogliono nasconderci salteranno fuori, succederà un bel casotto. Come  sai non mi piace usare parole volgari ma bisognerà che qualcuno si incazzi; non possono fare ciò che vogliono con le nostre vite!
È sempre più difficile credere che quello che stia accadendo sia stato il frutto del caso; si tratta, secondo me, di un progetto che mira a risolvere alcuni problemi presenti nella nostra società (leggi ciò che segue, sarà illuminante).

Quale sia il loro piano ancora non mi è chiaro; appena avrò qualche pezzo in più, del mosaico, proverò a formulare delle ipotesi.
Resto convinta che questo spazio di comunicazione con te debba essere di prepotenza occupato da queste informazioni che non mancheranno di stupirti, che non cesseranno di farti dubitare della mia sanità mentale, e che forse ti faranno arrabbiare.
Anzi se ti fa piacere puoi inviare questi messaggi ad alcuni dei tuoi amici. Più gente sa e meglio è.
Quello che accade è pericoloso! Sveglia!!
P.S. Tuo padre sta bene e si è rimesso completamente dal malanno di cui ti avevo informato, ma ha cominciato a guardarmi in maniera strana, come se non si fidasse di me. Alle volte ho come l’impressione che non sia più lui, ma qualcuno che gli somiglia.
Scherzo!

-
La casa era vuota, sua moglie e suo figlio erano usciti per la passeggiata. Si era svegliato felice, si era preparato e, dopo cinquantaquattro giorni, era tornato a lavoro. La sua contentezza era durata poco. La compagnia non aveva più bisogno di lui. Aveva trovato la lettera di licenziamento sulla scrivania.
Era rientrato, si era seduto sul divano, in salotto, di fronte al televisore spento. 



Il campanello.

Non era suo figlio, non era stato così bravo nell’educarlo e sua moglie non dimenticava mai le chiavi.
Si alzò, riassettò il vestito, incrociò lo specchio, preoccupandosi che il suo aspetto fosse impeccabile, e si diresse alla porta.
Si schiarì la voce, la spalancò e, con sfrontatezza, sorrise.
Dinanzi a lui c’erano tre uomini. Tutti con occhiali e completi scuri che, ad una prima occhiata, sembravano costosi.
«Il signor Stefano Fallace?» Chiese il primo, guardandosi alle spalle con circospezione.
Lui annuì.
I tre lo spinsero dentro e serrarono la porta. Il più giovane del gruppo, un ragazzo biondo che non dimostrava più di trent’anni, si diresse a chiudere le tende mentre gli altri due si accomodarono sul divano in salotto.
Stefano rimase in piedi, in attesa.
Il più anziano dei tre, un bell’uomo sulla cinquantina, con capelli e baffi brizzolati, togliendosi gli occhiali da sole, cominciò il preludio:
«Permetta che ci presentiamo. Io sono Italo. Faccio parte dell’Associazione Industriali. L’uomo che ha chiuso le tende è un sindacalista, si chiama Leonardo. Quello seduto di fronte a me è il cugino del sottosegretario al lavoro e si chiama Pasquale».
Tutti e tre inchinarono la testa con rispetto.
Pasquale sembrava a suo agio; le dita delle mani intrecciate sul bastone da passeggio, capelli nerissimi ed imbrillantinati con un sorriso smagliante attendeva che gli altri parlassero in sua vece.
«Lei è stato licenziato nevvero?» Chiese Italo con voce neutra, come discorrendo del cambio di stagione.
Stefano si lasciò prendere dallo sconforto e si accomodò sul divano.
«Non deve preoccuparsi.» Riprese Italo, dopo averlo visto turbato. «Noi vogliamo aiutarla. Siamo parte del comitato anti-crisi che si occupa di casi come i suoi.»
«Si può fumare qui?» Chiese Pasquale.
Stefano accondiscese in silenzio.
Pasquale appoggiò il bastone di fianco a sé sul divano, tirò fuori uno zippo e diede fuoco al cubano che stringeva tra le dita:
«Mio caro Stefano noi siamo qui perché sappiamo cosa accade ai disoccupati. Si lasciano trascinare dalla malinconia e dalla inadeguatezza. Si trascurano, entrano in depressione, disprezzati da tutti, e si alcolizzano; ma noi siamo qui per impedire che questo accada…»
Stefano li guardò con gli occhi lucidi, colmi di gratitudine:
«State dicendo che mi aiuterete a trovare un nuovo lavoro?»
«Calma, calma, calma!» Intervenne Leonardo, il sindacalista. «In questa situazione, con tredici milioni di disoccupati, la situazione non è facile e la parola lavoro non l’ha pronunciata nessuno. Noi siamo qui per aiutare ed aiutare non significa necessariamente trovare un nuovo lavoro».
Stefano li guardò perplesso.
«Noi sappiamo, caro Stefano,» riprese Italo, l’industriale, «che la situazione, in seguito a un licenziamento non è rosea e siamo qui per proporre una comoda soluzione che provveda alla felicità di tutti…»
«Tu non vuoi», proruppe Pasquale, passato dal lei al tu senza aver chiesto il permesso. «Che tuo figlio Gregorio, cresca non potendosi permettere le scuole migliori?»
Stefano scosse la testa. L’importante era che Greg crescesse bene.
«E non vuoi nemmeno» proseguì Leonardo. «Che tua moglie si rovini le mani senza la nuova lavastoviglie ed il nuovo aspirapolvere?»
Stefano scosse la testa: voleva che la moglie e il figlio vivessero nel benessere.


«Guardi qua!» Gli si avvicinò Italo, con degli appunti che aveva pescato da una delle tasche e che era tornato ad usare il più professionale lei: «Questi sono i piani di crescita per i prossimi quattro anni. I piani di crescita, sono in realtà piani di decrescita e non ci sono possibilità di reinserimento nel tessuto lavorativo. E ci sarà un grosso sperpero di denaro pubblico per salvare lei e le famiglie di quelli come lei…»
«Questa crisi è arrivata inaspettata, il virus ci ha sconvolto tutti: adulti e bambini. Gli adulti perché perderanno il lavoro e i bambini perché non potranno andare a scuola. Una crisi alla quale non ci sarà soluzione per i prossimi quattro anni. E i piccoli a volte pagano, anche per le colpe dei loro padri.» Aveva detto Pasquale mentre guardava la foto di Greg, con l’occhio umido
Stefano e i suoi ospiti rimasero in silenzio. Nessuno aveva il coraggio di riprendere la parola. Poi Pasquale, fumando, appoggiò una mano sulla spalla dell’anfitrione:
«Ma noi siamo qui per aiutarti a rimettere tutto a posto. E per evitare che i piccoli soffrano. Giusto?»
Stefano annuì .
«Quando un corpo è malato» intervenne Leonardo. «Si taglia la parte infetta ed il resto del corpo continua a vivere… Odio l’idea che dei bambini possano soffrire… Ieri sera ho visto un documentario sui canili municipali e quei poveri cuccioli abbandonati, come si fa ad abbandonare dei cuccioli indifesi?»
«La situazione è gravissima.» Riprese Italo, l’industriale. «In alcuni settori è necessario tagliare. Smettere di finanziare aziende che sono in perdita. Immagini che nell’arco di quattro anni la situazione si aggraverà. Lei ha ormai quarantaquattro anni, suo figlio ne ha undici…»
«Bisogna stabilire delle priorità!» Interruppe Leonardo.
«Appunto Stefano!» Attaccò Pasquale. «La questione è semplice. Le priorità serviranno al benessere della tua famiglia e della nazione.»
Stefano annuì, convinto.
«Hai mai pensato» chiese Italo. «Che tuo figlio, malgrado il tuo licenziamento, potrà comunque studiare nelle scuole più esclusive del paese?»
«Lei ha mai pensato di impegnarsi in qualcosa di differente?» Tuonò Pasquale. 


«Che ne so… Magari qualcosa di più adrenalinico?» Chiese Leonardo.
Stefano era pronto a tutto.
«Il discorso è semplice.» Ululò Leonardo. «Le previsioni che ti abbiamo mostrato riguardano solo una parte dell’economia del paese. In altri settori ci sarà invece una forte richiesta di manodopera.»
«Tu, Stefano, saprai che siamo attanagliati dalle spie?» Riprese Pasquale. «Cimici dappertutto. Gruppi di persone che invidiano il nostro stile di vita, i nostri segreti industriali. E le spie, nei periodi di crisi, sono destinate a crescere come i terroristi che colpiscono per sabotare il regolare corso della democrazia …»
Stefano si animò, le mani strette a pugno si rilassarono, fare la spia non gli sarebbe dispiaciuto.
«Si immagini perciò» riprese Italo. «Che la sua vita sarà diversa e si occuperà di complotti e belle donne, sempre sul filo della lama. Lei Stefano, nient’altro che un mediocre impiegato, in realtà è il nostro migliore agente segreto!»
Stefano si schiarì la voce e impugnò il coraggio a due mani:
«Io sono pronto a diventare una spia, ma voglio sapere quanto viene pagato questo lavoro.»
Le parole di Stefano avevano zittito tutti.
«I soldi saranno più che abbondanti…» Rispose Pasquale. «Il problema non sono i soldi! Non tutti sono pronti a fare la spia. Noi dobbiamo capire se tu puoi esserlo…»  


«Io non ho problemi. Mi dite cosa fare e seguirò gli ordini.»
«Ma tu saresti disposto a inseguire un criminale nella notte, sotto la pioggia battente, ad un orario in cui i cristiani normali sono a dormire? A rubare documenti segreti da inaccessibili casseforti e ad ingannare tutti i tuoi amici facendogli credere di essere un normale impiegato? E a uccidere, anche a sangue freddo, i nemici del tuo paese?» Lo sfidò Italo.
Era davvero disposto a fare ciò che gli chiedevano?
Tutti rimasero in silenzio per un paio di minuti, poi Stefano urlò:
«Sono pronto!»
«Bene allora devi subito aiutarci.» Proseguì Leonardo. «In questo momento, in questa casa, c’è un nemico del nostro paese. Uno schifoso che cerca di ingannare il proprio governo. Bisogna che lei ce lo consegni…»
Stefano si guardò intorno, si alzò in piedi, ma sapeva che in casa non c’era nessuno. Gli ottanta metri quadri erano a portata di sguardo.
«Ma in questa casa…» Balbettò: «ci sono solo io…»
«Appunto!» Confermò Leonardo sorridendo. 

«Ma io non cerco di ingannare il governo!» Sillabò Stefano perplesso.
Italo gli prese il braccio per fargli osservare i grafici:
«Guardi qua! Addirittura sette punti in meno. E noi del comitato anti-crisi cosa possiamo fare? Sa quanti altri disoccupati ci sono? E cosa diranno i nemici della nostra nazione? Che non paghiamo i debiti e non rispettiamo gli impegni?»
«E tutto questo per colpa sua…» Intervenne Pasquale. «Lei continua a commettere un crimine terribile: inganna il governo e i suoi cittadini!»
Stefano si alzò:
«Io non sto ingannando il mio paese! Io voglio sapere cosa fare…»
Il silenzio tornò nella stanza e tutti si riaccomodarono sul divano.
«Lei deve solo cambiare statistica. Passare da questa…» Riprese Italo mostrandogli i grafici sulla disoccupazione. «A quest’altra!» Indicando i numeri dei decessi.
«Ma allora, tutta la storia sugli agenti segreti?» Chiese Stefano.
«Quella c’è già stata…»
«Ma come c’è già stata?»
«Vede signor Fallace…» Riprese Pasquale. «Non s’è accorto che negli ultimi due anni la sua vita era un po’ più interessante? Che le donne la guardavano in maniera diversa?»
«Lei dice?»
«Ma certo! Lei ha lavorato per noi e non se ne è accorto…»
«Lei è sempre stato al nostro servizio. Come le ho già detto: mediocre impiegato e straordinario agente segreto…» Aggiunse Leonardo .
«Lei ha combattuto contro il suo più acerrimo nemico: Bradamante Elisio!» Proseguì Italo.
«Ma Bradamante è… Anzi… Era il mio vicino di scrivania in ufficio…»
«E nell’ultimo scontro contro Bradamante lei ci ha rimesso le penne…» Aggiunse Pasquale.
«E cosa è successo a Bradamante…?»
«È stato ucciso dalla sua amante!» Precisò Leonardo.
«Quale amante?»
«La sua collega. Quella di cui lei è sempre stato segretamente innamorato…» Sentenziò Italo.
«Margherita… La signorina Carloni?»
«Ecco, bravo! La signorina Carloni…»
«Ma con lei non c’è mai stato nemmeno un bacio…»
«Appunto! Un amore spirituale, più che fisico. Perché entrambi eravate impegnati nel lavoro più che nel corteggiamento. E poi lei, signor Fallace, aveva il sacro rispetto di sua moglie: l’angelo del focolare domestico, la madre di suo figlio…» Chiarì Leonardo.
«Lei dice? E lei, voglio dire, la signorina Carloni? Ricambiava? Era innamorata di me?»
«Ma certo! Follemente, ma rispettava il sacro vincolo della sua relazione!» Rispose Italo.
«E mia moglie? Mia moglie verrà mai a sapere di questa tresca?»
«Certo che no! Questo resterà il vostro segreto. Un segreto per il bene della patria!»
«E adesso?»
«E adesso lei muore da eroe. E riceverà tutti gli onori: funerali di stato, lutto nazionale e trasmissioni televisive. E le intitoleremo una strada e almeno una caserma! Ma non abbia paura, la sua dipartita sarà rapida e indolore. I nostri migliori specialisti la aiuteranno a passare a miglior vita senza che lei nemmeno se ne accorga!» Concluse Pasquale.
«Ma mia moglie? Mio figlio?»
«Non deve preoccuparsi. A loro penseremo noi. Sua moglie si risposerà e suo figlio crescerà sentendosi il figlio di un grande eroe. E questo gli darà la forza di eccellere e di voler eguagliare le imprese di cotanto padre.» Lo convinse Leonardo.
«Lei capisce…» Intervenne l’industriale. «Non possiamo lasciare che la disoccupazione ci strangoli. Che la mancanza di denaro soffochi le nostre aspettative di crescita e di benessere. Il sacrificio dev’essere volontario.»
«Un bene…» Sentenziò il sindacalista. «Che sarà usufruito da tutti gli altri che abitano in questa comunità… Suo figlio, sua moglie, i suoi colleghi e la signorina Carloni… Allora? Che cosa decide?»

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.
  • A Londra Arianna, la sorella di Loriano, deve recarsi nel nuovo ufficio per recuperare il computer aziendale.
  • La mamma di Loriano è a casa, in Italia e interpreta la verità, sul mondo, grazie al suo telefono.

Loriano & Abigail   Mohamed   Alex  Arianna   Mamma

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