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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 36


Monday, February 1, 2021

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(Pic by Marco Muretti)

Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (escluso il sabato e la domenica).

SVOLGIMENTO. IL VIAGGIO, MIO MALGRADO

Capitolo 36

Mia sorella- Londra- Finsbury Park Station

Arianna parcheggiò la bicicletta all’ingresso della stazione. Dopo aver chiuso il doppio lucchetto si guardò intorno. L’orario era giusto, poca gente in giro, la bici sarebbe stata al sicuro, ma alla mercé di chiunque avesse starnutito e tossito, depositando batteri sul sellino e sul manubrio.
Aveva commesso un errore.

Non aveva portato alcun disinfettante e, al suo ritorno, dopo aver esposto il suo cavallo d’acciaio alle intemperie, non avrebbe potuto prendersene cura.
Aveva anteposto l’essere umano, all’oggetto.
Inghiottì il rospo e si infilò nel tunnel.
Mentre scendeva con le scale mobili, senza toccare il corrimano, sentì dei rumori: un uomo correva alla disperata.
Lei si appiattì, girandosi di spalle, cercando di occupare meno spazio possibile, per evitare che lui la toccasse. Si sentì sfiorata e decise di mettere a mollo il cappotto non appena fosse rientrata a casa.
Giunta sulla banchina osservò il velocista che, senza la mascherina, con il fiatone, aveva appena perso il treno che si immergeva nell’oscurità della galleria.
Per il convoglio successivo occorrevano nove minuti; dovevano esserci problemi sulla linea.
Arianna si inoltrò sul binario, sino a che non pensò di trovarsi a distanza di sicurezza per evitare di essere contagiata.
Qualche minuto dopo la banchina del binario si era riempita; lei indietreggiò di tre passi. Preferiva essere alle spalle degli altri passeggeri per evitare che qualcuno le tossisse in faccia.
Quando il treno si fermò e la porta si aprì ebbe l’impressione di trovarsi in un girone infernale: le persone erano schiacciate come in un carro bestiame.
Aveva scelto accuratamente l’orario, per evitare la calca; invece i ritardi avevano causato l’accumulo.
Nessuno praticava la distanza di sicurezza e il morbo sembrava un problema dei continentali.
Il suo obbiettivo era arrivare, non aveva fretta e non aveva orario. Si accostò al muro, senza toccarlo, e decise di attendere un altro convoglio.
Quello che si era appena eclissato nel tunnel doveva essere l’eccezione, il successivo non poteva essere così pieno.
Trenta minuti dopo, quando anche il terzo treno fu passato Arianna si fece coraggio; non era l’ora di punta.
Il mezzo rallentò in vista della stazione. Le prime carrozze non sembravano affollate.
Che cosa bisognava fare quando si è vicini a qualcuno per evitare di contrarre il morbo?
Arianna inalava ossigeno, tratteneva il respiro e camminava oltre.
Adesso invece doveva rimanere ferma.
Le porte si aprirono, inspirò e si infilò dentro.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.
  • A Londra Arianna, la sorella di Loriano, deve recarsi nel nuovo ufficio per recuperare il computer aziendale.
  • La mamma di Loriano è a casa, in Italia e interpreta la verità, sul mondo, grazie al suo telefono.

Loriano & Abigail   Mohamed   Alex  Arianna   Mamma

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