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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 39


Thursday, February 4, 2021

cap-39.jpg

(Pic by Pippo Papozzi)

Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (escluso il sabato e la domenica).

SVOLGIMENTO. IL VIAGGIO, MIO MALGRADO

Capitolo 39

Verso la California- Il regno del viandante

Mohamed aveva intascato un libretto degli assegni, si era avviato verso la porta e aveva appoggiato la mano sulla maniglia, ma poi era tornato indietro e lo aveva rimesso al suo posto.

Non voleva lasciare la bava come le lumache
Se fosse finito in galera nessuno si sarebbe preso la briga di andare a cercare la chiave della cella nella quale era stato buttato; l’ambasciata della Sierra Leone più vicina era a Washington DC.

Aveva raccolto qualcosa da mangiare ed era partito.
Dopo aver percorso quattro chilometri si era reso conto che aveva dimenticato il passaporto, ma non era il momento di tornare a raccattarlo; non averlo significava rendere più difficile il suo eventuale rimpatrio.
Era buio e Mohamed doveva evitare i centri abitati.
Aveva visto i fari di un camion in lontananza, si era fatto coraggio, dopo le ultime avventure, e aveva fatto autostop.
L’autista si era fermato, l’aveva tirato su, ben lieto di fare due chiacchiere.
I due si lasciarono poco prima dell’alba, giusto in tempo per permettere a Mohamed di sgranchirsi le gambe oltre la frontiera, illegalmente.

Aldilà della foresta c’era il Nicaragua.

Si sarebbe potuto fermare lì?

Chissà fin dove arrivavano le zampacce di Abdu.

Si mosse appena tra le foglie, ma sentì un rumore alle sue spalle che conosceva bene: quello del cane della pistola che si armava. Prima ancora di girarsi, alzò le mani.

I militari lo condussero in città, non persero tempo con le formalità. Nessuno chiese il suo nome; ma che fosse un emigrante e che volesse raggiungere gli Stati Uniti era chiaro anche a un sasso.

L’alloggio era una misera cella di tre metri per tre da dividere con altri quattro come lui. Il vitto consisteva in un pezzo di pane raffermo che gli veniva consegnato al mattino e in un bicchiere d’acqua che doveva razionarsi da solo. Nessuno si interessò a lui e nessuno rispondeva alle sue domande.

Dopo una settimana, ammanettati e incatenati, furono condotti all’esterno e attesero sotto il sole.

I poliziotti con le armi in pugno sorseggivano del mate, mentre i prigionieri, una decina circa, lo sudavano. L’autobus si fermò di fianco a loro. Sulla fiancata c’era scritto Scuola bus. Il capo delle guardie fece cenno di salire. Mohamed,che si trovava dinanzi alla porta, era restio: aveva paura!

Dove lo avrebbero portato, cosa gli avrebbero fatto?

Il poliziotto colpì con il manganello la sua gamba destra. L’uomo cadde in ginocchio. Il dolore raggiunse l’ipotalamo e lui lanciò un urlo, con calma, nonostante l’ematoma che si ingrossava, Mohamed si issò in piedi.

“Vuoi andare negli USA, o vuoi rimanere in questa prigione di merda?” Gli chiese il militare.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.
  • A Londra Arianna, la sorella di Loriano, deve recarsi nel nuovo ufficio per recuperare il computer aziendale.
  • La mamma di Loriano è a casa, in Italia e interpreta la verità, sul mondo, grazie al suo telefono.

Loriano & Abigail   Mohamed   Alex  Arianna   Mamma

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