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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 40


Friday, February 5, 2021

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Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (escluso il sabato e la domenica).

SVOLGIMENTO. IL VIAGGIO, MIO MALGRADO

Capitolo 40

La morte

Un boato; il fumo nero si alza oltre la curva. Un’esplosione in questa zona significa guai. Mancano tre giorni alla partenza.
Rimaniamo fermi all’incrocio, con la freccia che lampeggia, in direzione dell’ambasciata tedesca.
Sembra che la vita e l’universo si siano fermati.
Cos’era quell’esplosione?
Un mortaio che attacca le ambasciate?

Spingo sull’acceleratore, l’auto si immette su una strada secondaria.
È mezzogiorno.
Potrebbero esserci altre esplosioni?
Che cosa devo fare?
Il console italiano, uomo mite e di buonsenso, mi ha detto di fare riferimento all’ufficio di rappresentanza germanica. Sono loro che guidano l’evacuazione.
Abigail si guarda intorno. Invia diversi messaggi ad amici per chiedere spiegazioni, anche a Daphne, che conosce tutto e tutti.
Chi c’è dietro di noi?
Chi c’è davanti a noi?
Chi c’è intorno a noi?
Paura.
Attendiamo un’altra esplosione a breve.
Parcheggiamo l’auto ed entriamo. All’interno dell’ambasciata l’atmosfera è rilassata, non siamo più sul suolo della Sierra Leone.
Ci fanno lavare le mani e ci misurano la temperatura. Ci guardiamo intorno come se stesse per rovesciarsi su di noi una guerra.
Riceviamo i primi riscontri, ma le risposte si concentrano sulla pandemia.
Osserviamo il cielo terso, una colonna di fumo nero e denso si erge oltre i palazzi. Leggiamo i numeri che si moltiplicano e che ci spingono ad abbandonare il paese; gli infetti sono arrivati a un ragguardevole centinaio.
Non bastano gli annunci del presidente che chiedono di stare calmi, di ricordare che avevamo, anzi avevano, perché io non c’ero, sconfitto l’ebola.
Daphne è ignara dell’accaduto, si è barricata in casa e vuole partire; si preoccuperà degli abitanti del luogo solo quando sarà al sicuro.
Il paese verrà chiuso. Segregazione per altri tre giorni.
E chi non se lo può permettere?
Resta crocifisso per strada, con una tanica, alla ricerca d’acqua. Nessuno vuole di nuovo l’ebola; il potere della memoria è più forte di quello della scienza. Ricorda e ti salverai e sul tuo curriculum scriverai: sopravvissuto all’ebola e al morbo.
Se hai dimenticato, muori.
Muori domani.
Muori di fame.
Perché quando muori, non hai il biglietto di ritorno. Si nasce soli e si muore soli; azioni che non si possono ripetere: scusate la nascita non è riuscita bene, la rifacciamo l’anno prossimo.
Arriva la notizia del quinto morto.
La prima donna: una senza tetto che si aggirava per la città alla ricerca di cibo e sigarette
Le vittime sono anziani che soffrono di altre patologie. Il secondo e il terzo morto sono stati conteggiati prima ancora che l’autopsia abbia confermato le cause.
Due ore dopo l’annuncio della sua morte, si scopre che il quinto morto respira ancora.
La storia postuma di una donna ancora viva.
Sembra una battuta di Groucho Marx: o questa donna è morta o si è fermato l’orologio del medico che ha decretato la prematura dipartita della cara estinta.
La donna, non si sa in quale stato, è stata accompagnata nell’ospedale militare numero trentaquattro e lì sarà assistita nel migliore dei modi.
La fila nell’ambasciata tedesca si assottiglia e arriviamo allo sportello. Saliremo su quell’aereo, abbiamo il biglietto. Eppure.
Eppure che?
Domenica, prima della partenza, comincia il secondo periodo di segregazione e servirà un’autorizzazione per arrivare all’aeroporto, ma adesso non sono pronte.
Dobbiamo tornare?
Le autorizzazioni saranno consegnate agli autisti che ci accompagneranno all’aeroporto.
Un altro messaggio, non bisogna avere paura, non è la guerra. Riceviamo le foto, di quell’enorme colonna di fumo. C’è stata un’esplosione all’interno dell’ambasciata Americana; le riserve di cherosene, per i generatori, sono andate in fumo.
Ci rilassiamo, ma l’impiegato ci riporta all’ordine, è vietato utilizzare i telefoni all’interno di quella stanza.
- Ma saranno autorizzazioni personalizzate? Chiede Abigail.
Certo che no, l’autorizzazione servirà all’autista e a chi sarà con lui nell’auto.
E se l’autista ci abbandonasse e decidesse di lasciare espatriare la propria famiglia?
Chi può darci la certezza che verranno a prenderci?
Non l’impiegato che, al di là del vetro di sicurezza, tocca i nostri documenti con i guanti.
Lui resterà, per questo deve stare attento.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.
  • A Londra Arianna, la sorella di Loriano, deve recarsi nel nuovo ufficio per recuperare il computer aziendale.
  • La mamma di Loriano è a casa, in Italia e interpreta la verità, sul mondo, grazie al suo telefono.

Loriano & Abigail   Mohamed   Alex  Arianna   Mamma

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