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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 49


Monday, February 22, 2021

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Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (escluso il sabato e la domenica).

SVOLGIMENTO. IL VIAGGIO, MIO MALGRADO

Capitolo 49

Il viaggio

L’autista ci attende nel cortile.
Abbiamo pulito l’appartamento e regalato il cibo in eccedenza. Prima di lasciare l’edificio salutiamo tutti: le guardie della sicurezza, il factotum, la vicina, il proprietario di casa, le sue figlie.
Mi lavo le mani e mi siedo sul sedile posteriore, insieme a Abigail. L’auto si immette nelle strade deserte che resteranno chiuse al traffico per tre giorni; il tempo necessario per tracciare i malati e mettere in quarantena i loro conoscenti.
L’autista ci guiderà sino al molo; da lì prenderemo il battello per attraversare il piccolo braccio di mare, oltre il quale, grazie a un bus, raggiungeremo l’aeroporto.
Dietro la collina che sovrasta la zona peninsulare della capitale, si alza una colonna di fumo.

Ieri nel carcere è scoppiata una rivolta non ancora sedata. I video diffusi dalla televisione hanno lasciato intravedere militari che sparano ad altezza uomo.
Il bilancio parziale parla di sette morti: cinque proscritti e due guardie.

Poi arriva il messaggio che nessuno voleva ricevere ma che, ancora una volta, ci comunica che partire è la soluzione migliore. 

La notizia ra nell’aria, ma tutti l’avevamo sottovalutata. Un primo focolaio si era concentrato nel Congo. Le autorità avevano dichiarato di essere riuscite a contenerlo. Poi qualche caso si era presentato in Guinea, al confine. Un morto c’era stato a Conacry, la capitale.

Un militare di 55 anni ha mostrato i sintomi: febbre, vomito, diarrea. Era stato messo in quarntena e il suo battaglione, 155 uomini, era stato isolato. L’unico spostamento recente era la sua presenza a un funerale, a Wellington.

Da ieri sera l’ebola è tornata a casa e ammazza una persona su due.

E vitiamo di condividere la notizia e da qualche giorno evitiamo di stringere mani, dovremmo essere al sicuro; siamo di partenza.

A pochi metri dal molo gli addetti alla sicurezza fermano l’auto e ci chiedono di scendere.
Indossando la mascherina ci laviamo le mani, per la seconda volta, e ci viene misurata la temperatura: 35.9.
Proseguiamo per cinquanta metri, parcheggiamo e scarichiamo i bagagli.
Dinanzi alle scale per accedere al molo devo detergermi le mani per la terza volta. La temperatura è 36.4.
Forse mi sta salendo la febbre.
Salgo le scale accompagnato dalle valigie, venticinque chili l’una. All’ingresso del molo mi controllano il passaporto.
Sì, annuisce la responsabile, il mio nome è sulla lista, posso entrare, ma prima devo nettarmi ancora le mani. La temperatura è 36.2.
Entro nella sala d’attesa.
Un colpo di tosse.
Un addetto dell’Unione Europea in tuta mimetica (chissà perché si è vestito così, dato che non è un militare), si aggira cercando il colpevole. Si avvicina ai capannelli, li osserva, prova a fare qualche domanda. Forse dovremmo tossire tutti assieme, per confondere le acque.
Il silenzio si è impadronito della sala; il muro di gomma di complicità che accompagna i viaggiatori non si sgretola, siamo sullo stesso aereo.
Il brusio sale e, dopo qualche minuto, il lavorio delle persone riprende. L’untore salirà sull’aereo con noi.
Affido le valigie a dei facchini che le porteranno dall’altro lato della penisola e mi preparo ad imbarcarmi; forse questo è l’ultimo impiego che avranno sino alla fine di luglio, data in cui riaprirà l’aeroporto.
Devo lasciare una mancia?
Mi controllano il passaporto, mi invitano ad igienizzarmi le mani, e mi misurano la temperatura. 36.9. Sono ancora salvo. Procedo diretto all’imbarco dove mi chiedono ancora una volta i documenti: sì, sono proprio io, me stesso.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.
  • A Londra Arianna, la sorella di Loriano, deve recarsi nel nuovo ufficio per recuperare il computer aziendale.
  • La mamma di Loriano è a casa, in Italia e interpreta la verità, sul mondo, grazie al suo telefono.

Loriano & Abigail   Mohamed   Alex  Arianna   Mamma

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