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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 56


Thursday, March 4, 2021

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Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (escluso il venerdì, il sabato e la domenica).

SVOLGIMENTO. IL VIAGGIO, MIO MALGRADO

Capitolo 56

Il soccorso

L’email che abbiamo ricevuto suggeriva di portare sempre la mascherina per prepararci a rientrare in Europa.
I passeggeri del battello trascurano la normativa e si muovono per prendere posto. Un tizio mi urta, mentre sistemo le mie cose, mi sorride e chiede scusa.
La barca si stacca dal molo.
Il mare è mosso; il battello si inerpica sulle onde, resta sospeso in volo, per qualche millesimo di secondo, e poi si appoggia sulla nuova increspatura.
Il mal di mare è provocato dal momento di vuoto in cui lo stomaco prende l’ascensore, arriva in gola, e si riposiziona nel punto di partenza.
Un uomo con un completo castano e la cravatta gialla comincia a passeggiare. Sudo al sol guardarlo.
Il capitano gli chiede di sedersi.

Il battello procede senza intoppi, trottando sull’acqua. Non è piacevole. Abbiamo altri venti minuti di moto sussultorio e ondulatorio.
La barca si arresta: il motore è acceso, ma l’elica è ferma; il capitano si guarda intorno. Spegne e riaccende il propulsore, ma non accade nulla.
Siamo tra le due braccia di terra che separano Freetown dall’aeroporto
Cravatta Gialla si riaccomoda, lo stomaco gli sta dando tregua. La moglie lo osserva: non hanno pensato alle pillole per combattere il mal di mare.
Il capitano ci chiede di stare tranquilli: lo stallo si risolverà a breve.
Il tratto di mare che percorriamo è invaso dalla plastica, i rifiuti devono essersi avvinghiati alle eliche. Uno dei marinai si toglie il giubbino di salvataggio impugna un coltello e si lancia nell’acqua, gli altri lo seguono sul retro del battello.
L’imbarcazione si adagia allo sciabordio delle onde e dondola senza sobbalzare. Restiamo seduti all’interno, al riparo dagli schizzi dell’acqua, con l’aria condizionata accesa.
I marinai urlano tra loro in creolo; il coraggioso che si era lanciato tra i flutti torna in plancia, il capitano riaccende il motore, ma le eliche non spostano il battello; si sacrificano in due questa volta, per controllare il funzionamento della motrice; mi piacerebbe capire cosa hanno in mente di fare, ma resto al mio posto.
I minuti passano, le onde colpiscono lo scafo della nave.
Restiamo in attesa sino a che i due marinai, bagnati, ricompaiono, scuotendo le spalle.
Cravatta Gialla tossisce, ma nessuno fa caso a lui. Il capitano deve portarci dall’altro lato. Usa il cellulare e parla con la base, poi si rivolge a noi: stanno venendo ad aiutarci.
Oscilliamo al tiepido mormorio delle acque. Il battello successivo, che porta altri passeggeri, ci supera e prosegue.
Controllo l’orologio: abbiamo tempo: l’aereo che deve prelevarci non è ancora atterrato.
I passeggeri in attesa cominciano a borbottare, il capitano sorride e accende la tv. La musica riempie la cabina, l’insofferenza sale.
In lontananza si affacciano due battelli; ci alziamo in piedi, pronti a spostaci su un’altra imbarcazione. I marinai chiedono di sederci, la compagnia di trasporto ha optato per la soluzione difficile.
Al terzo tentativo il primo di due cavi d’acciaio raggiunge la prua del nostro battello. Qualche altro minuto e anche il secondo viene stretto intorno a un tirante e messo in tensione.
Dopo quarantacinque minuti siamo pronti a essere trascinati.
Lente le due imbarcazioni si muovono per trainarci. L’umore dei passeggeri è mutato. Un primo scossone; siamo fuori sincrono, i sobbalzi aumentano, il battello procede a strappi vistosi, accelera e rallenta a seconda della tensione dei tiranti.
Cravatta Gialla riprende a camminare, ma adesso è difficile stare in piedi. La mano che aveva allo stomaco corre alla bocca.
Dobbiamo aggrapparci ai sedili. Lo stomaco tira calci e mi arriva in gola. Abigail osserva il mare oltre il finestrino.
Cravatta Gialla è costretto ad affrettarsi. Un marinaio lo segue, suggerendogli di indossare un giubbino di salvataggio.
Troppo tardi.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.
  • A Londra Arianna, la sorella di Loriano, deve recarsi nel nuovo ufficio per recuperare il computer aziendale.
  • La mamma di Loriano è a casa, in Italia e interpreta la verità, sul mondo, grazie al suo telefono.

Loriano & Abigail   Mohamed   Alex  Arianna   Mamma

One Response to “A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 56”


  1. A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 64 | Impresentabile - Il blog di Lucio Cascavilla Says:

    […] Cap 56 […]

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