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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 73


Monday, April 26, 2021

cap-73.jpgQuesta è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (escluso il venerdì, il  sabato e la domenica).

CONCLUSIONE. APPRODO ALLA DERIVA

CAPITOLO 73

Mia sorella- Londra- Overground station

“Il mondo è sottosopra. Tutto è cambiato. State a casa se potete. Se smettiamo di spostarci, insieme, potremo mettere fine all’esistenza del virus. E con gli autisti, gli spedizionieri e i ristoratori, sposteremo i beni necessari.
Abbiamo promesso dieci milioni di corse gratis e spedizioni di cibo per i lavoratori del settore sanitario, per gli anziani e le persone che ne hanno bisogno in tutto il mondo.”
Uber aveva sospeso il servizio.

Arianna ripose il telefono nella borsa, la sua idea era da scartare. Poi si rese conto che quella era la pagina italiana della compagnia, il sito in inglese era ancora in funzione. Riprese in mano lo smartphone ma una vibrazione, dopo il blocco tastiera, la fece trasalire.
Batteria al cinque per cento.
Rischiava di pagare la corsa e di non trovare l’auto.
Senza il telefono in una giornata normale sarebbe sopravvissuta, con la pandemia e il rischio di contagio era una donna morta.
Si ricordò che a due passi c’era una fermata dell’overground che le avrebbe permesso di ridurre la distanza dalla sua bicicletta.
La scelta era stata rapida: treno in sette minuti, autobus in ventisei. Osservò la mappa, memorizzò i nomi delle strade e partì.
Dopo aver vidimato la carta si accorse, scrutando gli schermi, che mancava un solo minuto alla partenza del treno.
La stazione non era affollata ma se avesse corso, avrebbe avvicinato troppo gli altri passeggeri.
Se invece avesse perso il treno, avrebbe ritardato il rientro di almeno un’ora.
Deglutì della saliva, inspirò a fondo e prese a trottare.
Evitò due signore di una certa età che si intrattenevano a chiacchierare sulle scale.
Distanza di sicurezza? Non so, non rispondo.
Poi un energumeno con un mastiff al guinzaglio.
Distanza di sicurezza? Abbastanza.
Nonostante un abile gioco di gambe si scontrò con una signora che trasportava due buste della spesa.
Distanza di sicurezza? Zero.
Una busta cadde e alcune arance rotolarono a terra.
Arianna mormorò delle scuse e, senza fermarsi ad aiutare la signora, che sbraitava senza mascherina, si presentò dinanzi al primo vagone.
Si fermò e, attraverso la porta aperta, osservò una scultura vivente della vecchia era: i passeggeri.
Rimase indecisa sul da farsi; il vagone era affollato: varia umanità nuda, incredula verso il virus, senza protezione e sorridente.
Osservò il monitor: il prossimo treno sarebbe partito dopo ventitré minuti.
Sospirò.
Le porte dell’overground si stavano chiudendo.
Sono solo dieci fermate. Sono solo dieci fermate. Sono solo dieci fermate.
Infilò il braccio tra le porte e ne bloccò la chiusura. L’ingresso del vagone si riaprì, i passeggeri la osservarono. Inspirò, chiuse gli occhi e salì sul treno diretta verso casa.
Sono solo dieci fermate. Sono solo dieci fermate. Sono solo dieci fermate.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.
  • A Londra Arianna, la sorella di Loriano, deve recarsi nel nuovo ufficio per recuperare il computer aziendale.
  • La mamma di Loriano è a casa, in Italia e interpreta la verità, sul mondo, grazie al suo telefono.

Loriano & Abigail   Mohamed   Alex  Arianna   Mamma

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