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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 74


Tuesday, April 27, 2021

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Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (escluso il venerdì, il  sabato e la domenica).

CONCLUSIONE. APPRODO ALLA DERIVA

Capitolo 74 

Il delirio

Sono in quarantena da due ore e non è così brutta come la si dipinge. Presa assoluta, come un whisky, secco, senza ghiaccio, è prevedibile ma gustosa.
Ascolto attento: le regole del governo tedesco, quelle della casa e quelle che mi ha imposto la mia ragazza.
Urlo come Garibaldi: ubbidisco; più per il dolore al fianco, che per aperta adesione alla causa.
Sento le sbarre della quarantena che si saldano con il grigio acciaio del cielo.
Prima o poi finirà o finirà prima il whisky?

Nel mio cervello iniziano a formarsi parole come fuga e libertà. Poi la fitta, che scende sulla gamba, intorbida il ginocchio e torna indietro.
Non voglio più stare in queste quattro mura non possono tenermi prigioniero.
Non riesco a camminare e sono costretto a gattonare per arrampicarmi sul letto.
Potete depormi fuori, sull’erba, sotto la pioggia: la libertà è più importante della sofferenza.
Non ho mai dormito all’aperto, ho paura dei ragni, sono sensibile alle zanzare e una vipera, sempre che ne esistano in Germania, potrebbe uccidermi.
Poi il letto mi accoglie. Sono stanco. Il dolore al fianco destro mi tortura e anestetizza il mio pensiero.
Abigail sta controllando i viveri. Avrei bisogno del suo sostegno per uscire. Se devo morire, voglio farlo da uomo libero. Non importa quanto è grande la casa, quanti computer abbiamo, quante tv ci sono.
L’uomo libero si vede nel momento in cui può fare quello che vuole anche a discapito della libertà altrui.
Non è il cervello che mi fa parlare, ma il supplizio che mi paralizza.
A cosa è servito lasciare il quinto paese più povero al mondo, se devo lasciarci le penne appena arrivato nel quinto paese più industrializzato?
Il dolore alla schiena non è il morbo che tutti temono.
Gli altri sono sempre stati alla moda; pantalone a vita alta, a zampa di elefante, anni cinquanta o anni novanta, maglione a V, dolcevita, camicia di flanella o t-shirt. Capelli cotonati, lunghi, a spazzola o a zero.
Io alla moda ci arrivavo con decenni di ritardo, o non ci arrivavo affatto.
Giungerò in ospedale e i dottori mi chiederanno quali sono i sintomi e procederanno con il test.
Nell’attesa dei risultati, risponderò che ho la febbre, che il dolore è insopportabile, ma che nessuno dei sintomi è accostabile al morbo.
Le televisioni convenute, i commentatori da tastiera della domenica, mi abbandoneranno sul lettino e spariranno: un morto qualsiasi non fa notizia; è fuori moda.
La mia compagna e i miei genitori piangeranno, per qualche minuto, ma poi non potendo monetizzare la mia dipartita si dimenticheranno di me.
E io resto fermo, sul letto, con il mio anelito di emancipazione.
Il letto è più comodo della libertà; alla rivoluzione penserò domani, quando la sofferenza sarà passata e io mi sentirò riposato.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.
  • A Londra Arianna, la sorella di Loriano, deve recarsi nel nuovo ufficio per recuperare il computer aziendale.
  • La mamma di Loriano è a casa, in Italia e interpreta la verità, sul mondo, grazie al suo telefono.

Loriano & Abigail   Mohamed   Alex  Arianna   Mamma

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