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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 76


Friday, April 30, 2021

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Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (escluso il venerdì, il  sabato e la domenica).

CONCLUSIONE. APPRODO ALLA DERIVA

Capitolo 76 

In California- Nelle mani del destino

Una volta al mese Mohamed veniva portato in parlatorio; aveva già incontrato i rappresentanti dell’ambasciata del Gambia, della Costa d’Avorio, del Camerun, del Ghana e dell’Uganda arrivati per riconoscere gli abitanti dei rispettivi paesi e autorizzare la preparazione dei fogli di via.
Ogni volta che veniva emesso un foglio di via, per il rimpatrio di un immigrato irregolare, i burocrati dell’ambasciata e del centro di permanenza temporanea ottenevano un bonus elargito dall’ICE (Immigrant and Customs Enforcement).

Il rappresentante dell’ambasciata della Sierra Leone giunse nell’edificio con tre ore di ritardo. Mohamed lo aveva atteso nella sua stanza singola, con bagno in camera, a vedere una partita di baseball.
L’uomo sulla quarantina era bagnato fradicio e sbuffava nervoso e quando la penna cadde dalla scrivania lanciò un’imprecazione in creolo.
Mohamed sorrise e comprese di aver commesso un errore.
Il burocrate si accorse di quella increspatura delle labbra mentre si chinava. Mohamed si cucì la bocca, ma il foglio di via arrivò per corriere espresso.
Stava giocando a basket nel cortile, il crepuscolo si stava avvicinando e l’ora di cena incombeva; il rancio non era male anche se serviva duecento ottantasette persone.
Uno dei responsabili lo condusse in un ufficio; non quello dello psicologo e neppure il parlatorio.
Di fronte a lui c’era un energumeno che gli sorrise:
- Ciao Mohamed, io sono Cassidy, sono un poliziotto e la settimana prossima ti riportiamo a casa.
Mohamed aveva meditato sul significato delle parole che aveva ascoltato.
Casa: che strana parola.
Che cosa significava?

Sul dizionario aveva trovato questa definizione:
Costruzione eretta dall’uomo per propria abitazione. Il complesso di ambienti, costruiti in muratura, legno, pannelli, riuniti in un organismo architettonico rispondente alle esigenze particolari dei suoi abitatori.
Appartamento, o anche intero edificio, che una persona o una famiglia abita; con questo significato è usato di norma solo al singolare, soprattutto quando è seguito da aggettivo possessivo.
Mohamed si sentiva un cittadino americano e casa sua era stata negli ultimi sei anni un edificio a Santa Rosa, che gli era servito da rifugio quando rientrava stanco dopo il lavoro.
In quegli anni aveva avuto nostalgia, aveva sofferto la solitudine, ma non era mai tornato indietro.
Aveva evitato di far conoscere a Pamela la sua precedente famiglia e le brutture in cui era cresciuto.
E adesso?
Adesso lo riportavano nel posto da cui era fuggito.
Mohamed non era un viaggiatore, era un emigrato che aveva scelto di lasciarsi tutto alle spalle.
Non lo stavano riportando a casa; lo stavano sradicando dalla sua casa, dal suo lavoro, dai suoi affetti e dai suoi amici.
- Ti riportiamo a casa.
L’edifico dove aveva abitato a Freetown era un rudere che nessuno aveva finito di costruire durante la guerra e che Mohamed aveva occupato; non c’erano nemmeno gli infissi per evitare che l’acqua inondasse le stanze durante la stagione delle piogge.
Cassidy aveva ripetuto che non c’era modo di evitare il suo trasferimento in Sierra Leone; Mohamed era un immigrato irregolare, doveva essere collaborativo e accettare il rimpatrio.
Il poliziotto gli chiese di mettere una firma. Se avesse firmato non avrebbe mai più avuto il diritto di richiedere asilo negli Stati Uniti, e avrebbe ottenuto una buona uscita di poche centinaia di dollari.
Doveva cooperare; Cassidy era stato così gentile da averglielo ripetuto più volte. Se non avesse collaborato avrebbero dovuto usare la forza.
Una ragazza, qualche anno prima, era morta all’aeroporto di Amsterdam perché si dimenava così tanto da sembrare in preda a qualche droga. Un collega europeo le aveva appoggiato un ginocchio sullo sterno. Lei era morta per asfissia e la corsa in ospedale era stata inutile.
Mohamed avrebbe voluto chiedere consiglio a Pam.
Il poliziotto si alzò e arrivarono quattro colleghi che lo ammanettarono mani e piedi e lo condussero in una prigione a qualche chilometro di distanza.
Gli diedero l’uniforme e gli chiesero di mettersi a letto. Doveva dividere la cella con un altro immigrato clandestino, un altro poveraccio che aveva accettato la deportazione.
Mohamed fino a otto mesi prima era un uomo che, con alti e bassi, era felice. Il ventitré ottobre 2019 era a pezzi.
Quando la luce si spense afferrò la lametta da barba.
Nel paese di Hollywood, doveva fare scena. Respirò a fondo e prese la decisione.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.
  • A Londra Arianna, la sorella di Loriano, deve recarsi nel nuovo ufficio per recuperare il computer aziendale.
  • La mamma di Loriano è a casa, in Italia e interpreta la verità, sul mondo, grazie al suo telefono.

Loriano & Abigail   Mohamed   Alex  Arianna   Mamma

One Response to “A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 76”


  1. A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 85 | Impresentabile - Il blog di Lucio Cascavilla Says:

    […] Cap 76 […]

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