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A PIEDI NUDI TRA LE MANGROVIE- IN VIAGGIO DURANTE IL COVID-Capitolo 80


Monday, May 10, 2021

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Questa è la storia di cinque persone che saranno costrette a viaggiare, o non potranno farlo, nel periodo del Covid 19. Tutte le storie qui raccontate sono tendenzialmente vere, ma probabilemente false, o viceversa; a voi la scelta.

Un capitolo al giorno (escluso il venerdì, il  sabato e la domenica).

CONCLUSIONE. APPRODO ALLA DERIVA

CAPITOLO 80

In California- Viaggio senza ritorno

Mohamed vide il sangue velare il braccio, scendere sul polso, avvolgerglielo e ricoprire la mano.
Sentì le forze venire meno; il tempo di attesa fu inferiore rispetto al previsto. I fiotti di sangue sgorgavano abbondanti. Aveva sbagliato, si era tagliuzzato in troppi punti.
Si alzò in stato confusionale, barcollò sino alla porta, rovinò a terra e sentì le urla del compagno di cella che chiedeva aiuto.

Poi i ricordi si facevano confusi.
Quando si svegliò di fronte a lui c’erano il medico e il poliziotto. Sentiva un lieve ronzio alla testa
Fu subito rassicurato: il ritorno a casa non sarebbe stato ritardato nemmeno di un minuto, ma la sorveglianza sarebbe aumentata: sarebbe stato guardato a vista per evitare che compisse nuovi atti di autolesionismo.
Cassidy lo ammanettò, gli legò i piedi e le ginocchia, lo bendò, ma sull’aereo servirono sei persone per tenerlo fermo.
La prima tappa del viaggio fu New Orleans dove stazionò per quattro giorni, prima di essere imbarcato su un altro volo.
Mohamed divise la cella con Markadams, conterraneo che stava per mandare a monte il suo terzo rimpatrio, che elargì preziosi suggerimenti.
I primi due non erano riusciti quando aveva urlato che la deportazione, in Africa, era una prevaricazione dei diritti umani ed era stato riaccompagnato, con tante scuse, in Germania, dove i responsabili dell’immigrazione gli chiesero di andare a farsi impiccare altrove.
I poliziotti legarono Mohamed su una sedia a rotelle e lui si lasciò condurre docile come un peluche. Sentiva la testa pesante e osservava l’aero come se lo vedesse per la prima volta; gli occhi venivano rapiti dai colori e dalle scanalature; gli scali sembravano tasselli surreali di un mosaico immaginario.
Riuscì a gridare solo sul terzo volo, il Londra- Casablanca. I passeggeri si girarono a guardarlo, poi il medico si alzò, imbarazzato, tirò fuori la sua borsa dalla cappelliera e impugnò una siringa e un batuffolo d’ovatta; la caricò di un liquido sconosciuto e lo iniettò all’ululante passeggero. Bastarono pochi minuti, perché l’urlo si diradasse e Mohamed tornasse allo stato di torpore iniziale.
I sei poliziotti depositarono la sedia a rotelle davanti all’ufficio immigrazione di Freetown e gli liberarono le mani.
Rimasto solo si strappò i punti di sutura e i cerotti che coprivano le ferite e urlò che era un cittadino del Ghana.
L’ufficio immigrazione cercò di liberarsi in fretta di quel pazzo sanguinante e, dopo un’attenta discussione con i suoi accompagnatori, fu rispedito al mittente.
I sei angeli custodi lo imbarcarono sull’aereo e lo riportarono negli Stati Uniti per farlo marcire in un centro di permanenza temporaneo.
- Sei rientrato negli USA, ma non ci rimarrai a lungo. Il tuo rimpatrio è questione di giorni. Non devi farti illusioni, Mohamed, noi ti vogliamo portare a casa.
Gli aveva ripetuto Cassidy

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Riassunto delle puntate precedenti

  • Loriano e Abigail lavorano in Sierra Leone e, a causa del morbo, cercano di rientrare in Europa
  • Mohamed è un cittadino della Sierra Leone emigrato negli Usa che sogna di rimanere da quelle parti.
  • Alex lavora al consolato di Canton e vuole riabbracciare sua moglie che, a causa del morbo, è bloccata in Giappone.
  • A Londra Arianna, la sorella di Loriano, deve recarsi nel nuovo ufficio per recuperare il computer aziendale.
  • La mamma di Loriano è a casa, in Italia e interpreta la verità, sul mondo, grazie al suo telefono.

Loriano & Abigail   Mohamed   Alex  Arianna   Mamma

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