Caro amico,
ti scrivo cosi’ mi distraggo un po’. Sono al lavoro in ospedale ed ho bisogno di pensare ad altro. Da quando sei partito non c’e’ nessuna novita’. Il tempo e’ passato ma le cose sono tali e quali a prima. Chi sta sotto continua solamente a subire. E alla televisione non hanno di certo detto che il nuovo anno portera’ alcuna trasformazione.
Alle volte ci penso. Vorrei che fossi ancora qui. Vederti ridere, sorridere. Come quando eravamo a scuola assieme. Come ti descrissi in quel tema che feci in prima media. Con la mano appoggiata sulla spalla di qualcuno. Con le sopracciglia arcuate.
Mantenendoti a stento in piedi perche’ le risate, l’allegria e la felicita’ ti penetravano dentro e ti assorbivano.
Vorrei tornare indietro a quegli anni. Quegli anni gentili e spensierati. In cui ne’ io ne’ tu ancora conoscevamo cosa fosse la vita.
Ti ricorderai di certo che avevamo dei progetti. Tanti progetti. Qualcosa di quei progetti e’ ancora nei miei cassetti. Ma resteranno li’ a prendere polvere. Non avro’ il coraggio di terminarli da solo. Non sono ancora cosi’ forte.
La notte, ogni notte, attendo un tuo segno. Un segnale. Una cosa qualsiasi per sentirti ancora qui, vicino a me.
Dovunque tu sia in questo momento su Trafamalgore o sulla stella piu’ luminosa (come disse Enrico) non ha importanza.
Spero solo che anche 18 anni dopo la tua partenza continui a ricordati di me. Salud