Wednesday, February 17, 2010

Il bar delle rose aveva qualche avventore. Poche decine di persone. Tutte interessate alla partita Napoli-Inter.
La partita era finita da pochissimo. Il proprietario, Mino, noto juventino, dopo aver tirato i piedi alla capolista per lungo tempo, cercava disperatamente la domenica sportiva. (more…)
Friday, February 12, 2010
Sono lieto di linkare un’altro interessante articolo che ho tradotto per l’ormai prestigiosa ( e che dico prestigiosa, prestidigitalitosa bensì!) rivista on line Cafebabel.
se ravanate un pò nel sito troverete molti spunti interessanti… ma vi lascio alla lettura dell’articolo.
http://www.cafebabel.it/article/32520/ritorno-al-futuro-metropoli-europee-look-ecologia.html
A presto!
S.d.C.
Wednesday, February 10, 2010

Scriviamo perchè crediamo nel potere della parola, nella sua suadente capacità trasformatrice; sappiamo che la letteratura è la più efficace forma di distruzione di neuroni avariati, simili a una grande navicella aliena in orbita nei nostri cervelli; sappiamo che nessuno può rimanere la stessa persona dopo aver letto il Diario di Anna Frank e che un uomo di quarant’anni non può essere razzista se da adolescente è stato un fanatico di Sandokan e di Salgari.
Sappiamo che laddove Lenin falliva, Robin Hood era sempre invincibile; Sappiamo che si rimorchia molto più facilemente con le poesie di Neruda e che il conte di Montecristo è la personificazione del sacrosanto diritto alla vendetta…
Paco Ignacio Taibo II (traduzione di Simona Geroldi e Silvia Sichel)
Friday, February 5, 2010

Come al solito mi innamoravo sempre. Di qualsiasi donna avessi mai incontrato nella mia vita. Anche quelle con cui trascorrevo un paio d’ore. Anche della più stupida. Mi capitava. E mi capita ancora. Cosa ci posso fare? Niente. Ma nel momento dell’amplesso, mi piace mormorare quelle semplici parole. Quelle due parole che non hanno senso se prese singolarmente. Ma che in quell’attimo, in quell’attimo strano ed eccezionale vale la pena di mormorare. Da sussurrare nell’orecchio. Con dolcezza. Mentre lei mi accarezza. O mentre lei stringe le lenzuola. In genere sorridevano. O apprezzavano. Le più dure erano quelle che invece di accettarlo si zittivano improvvisamente e chiedevano conto di quella frase che mormoravo. Forse più per far contento me stesso. Per darmi delle illusioni e dare un significato alle parole: fare l’amore.
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