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Campagna elettorale


Wednesday, March 10, 2010


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Di Imma Notarangelo

La campagna elettorale  si è avviata con grande spreco e ostentazione di mezzi.

Come altre volte le liste si sono riempite di nomi cooptati dall’alto, di persone senza alcun passato militante, accasate nell’uno o nell’altro schieramento a seconda del momento, che si buttano in politica improvvisando o cambiando collocazione ad ogni stagione.

I candidati si affidano ai loro volti, a poche parole, semplici e ad effetto che scrivono sui loro manifesti,  senza che  abbiano maturato  meriti  o  manifestato  interesse e impegno per la città.

 

Poiché la scelta delle parole è significativa dell’idea che si ha della politica è bene fare qualche osservazione

  1. Alcuni candidati si presentano come “ amici” o “amici di tutti”. L’amicizia è un sentimento nobile. Si nutre di relazioni e richiede conoscenza, complicità, sostegno reciproco, privilegia alcuni ne esclude altri, per questo mal si concilia con la gestione della cosa pubblica. La città non è un agglomerato di interessi singoli a cui rispondere in base a delle convenienze, alle amicizie. La città è una comunità di persone legate da relazioni sociali economiche e culturali. La politica dovrebbe aiutare  a realizzare una rete, a  trovare spazi di convergenza tra soggettività individuali e sociali. Ma tutto questo non è possibile  con le amicizie e  ha bisogno di tempi lunghi, di paziente ascolto, di interpretazione e di riflessione.

 

2.       Alcuni candidati si presentano come “garbati, gentili, gioviali, onesti davvero, sul serio (quasi  ci  fosse bisogno di sottolineare che non si mente),leali, corretti etc  e tutto il vocabolario dei  buoni sentimenti  che in questo periodo riceve una bella rinfrescata. Scelgono parole che appartengono alla loro sfera emotiva e personale, ottime qualità, ma che sono estranee a logiche di meriti, di progetti, di competenza nella cosa pubblica.

 

  1.     I Giovani. Qualcuno ha pensato bene di rinnovare le liste presentando dei candidati giovani. I giovani  non hanno filtri ideologici, e questo potrebbe liberarci da vecchie retoriche e lungaggini del passato, o da metodi obsoleti. Ma i giovani catapultati all’improvviso sulla scena politica senza un percorso formativo alle spalle spesso mancano di una visione complessiva per giudicare le cose. Le loro scelte possono diventare frutto della casualità o dell’emotività del momento. La loro condizione di precarietà spesso li rende ricattabili e perciò  ubbidienti al potente di turno.

 

  1. Le promesse.   La politica delle promesse,che accontenta qualcuno e ne esclude molti ,tende a creare legami personali. Premia con la fedeltà ciò che bisognerebbe conquistarsi con i meriti. Si avvale solo di persone di appartenenza garantita restringendo le possibilità di pensare in maniera autonoma. Scambia il privilegio con l’affidabilità. Mancando di regole è un sistema diseducativo e destinato alla corruzione. Crea disaffezione e disinteresse alla cosa pubblica .

 

 Se tutti, insieme, dimostrassimo di non essere rassegnati a queste logiche di potere e pretendessimo il rispetto  delle regole, della legge e della trasparenza ? Se  rinunciassimo al malcostume diffuso dei privilegi che derivano da amicizie e conoscenze e  non vendessimo più  il nostro voto in cambio di promesse? Se il metro di giudizio diventasse  quello di chiedere ragione delle azioni e delle conseguenze di chi governa e amministra?

 Questa si che  potrebbe essere una svolta. Ma questa è un’altra storia.

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