Di Imma Notarangelo
La campagna elettorale si è avviata con grande spreco e ostentazione di mezzi.
Come altre volte le liste si sono riempite di nomi cooptati dall’alto, di persone senza alcun passato militante, accasate nell’uno o nell’altro schieramento a seconda del momento, che si buttano in politica improvvisando o cambiando collocazione ad ogni stagione.
I candidati si affidano ai loro volti, a poche parole, semplici e ad effetto che scrivono sui loro manifesti, senza che abbiano maturato meriti o manifestato interesse e impegno per la città.
Poiché la scelta delle parole è significativa dell’idea che si ha della politica è bene fare qualche osservazione
- Alcuni candidati si presentano come “ amici” o “amici di tutti”. L’amicizia è un sentimento nobile. Si nutre di relazioni e richiede conoscenza, complicità, sostegno reciproco, privilegia alcuni ne esclude altri, per questo mal si concilia con la gestione della cosa pubblica. La città non è un agglomerato di interessi singoli a cui rispondere in base a delle convenienze, alle amicizie. La città è una comunità di persone legate da relazioni sociali economiche e culturali. La politica dovrebbe aiutare a realizzare una rete, a trovare spazi di convergenza tra soggettività individuali e sociali. Ma tutto questo non è possibile con le amicizie e ha bisogno di tempi lunghi, di paziente ascolto, di interpretazione e di riflessione.
2. Alcuni candidati si presentano come “garbati, gentili, gioviali, onesti davvero, sul serio (quasi ci fosse bisogno di sottolineare che non si mente),leali, corretti etc e tutto il vocabolario dei buoni sentimenti che in questo periodo riceve una bella rinfrescata. Scelgono parole che appartengono alla loro sfera emotiva e personale, ottime qualità, ma che sono estranee a logiche di meriti, di progetti, di competenza nella cosa pubblica.
- I Giovani. Qualcuno ha pensato bene di rinnovare le liste presentando dei candidati giovani. I giovani non hanno filtri ideologici, e questo potrebbe liberarci da vecchie retoriche e lungaggini del passato, o da metodi obsoleti. Ma i giovani catapultati all’improvviso sulla scena politica senza un percorso formativo alle spalle spesso mancano di una visione complessiva per giudicare le cose. Le loro scelte possono diventare frutto della casualità o dell’emotività del momento. La loro condizione di precarietà spesso li rende ricattabili e perciò ubbidienti al potente di turno.
- Le promesse. La politica delle promesse,che accontenta qualcuno e ne esclude molti ,tende a creare legami personali. Premia con la fedeltà ciò che bisognerebbe conquistarsi con i meriti. Si avvale solo di persone di appartenenza garantita restringendo le possibilità di pensare in maniera autonoma. Scambia il privilegio con l’affidabilità. Mancando di regole è un sistema diseducativo e destinato alla corruzione. Crea disaffezione e disinteresse alla cosa pubblica .
Se tutti, insieme, dimostrassimo di non essere rassegnati a queste logiche di potere e pretendessimo il rispetto delle regole, della legge e della trasparenza ? Se rinunciassimo al malcostume diffuso dei privilegi che derivano da amicizie e conoscenze e non vendessimo più il nostro voto in cambio di promesse? Se il metro di giudizio diventasse quello di chiedere ragione delle azioni e delle conseguenze di chi governa e amministra?
Questa si che potrebbe essere una svolta. Ma questa è un’altra storia.