{"id":33,"date":"2022-12-05T13:25:39","date_gmt":"2022-12-05T13:25:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.impresentabile.net\/me\/?post_type=jetpack-portfolio&#038;p=33"},"modified":"2025-09-23T09:28:44","modified_gmt":"2025-09-23T09:28:44","slug":"3-storie","status":"publish","type":"jetpack-portfolio","link":"https:\/\/www.impresentabile.net\/me\/portfolio\/3-storie\/","title":{"rendered":"3 storie"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"723\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.impresentabile.net\/me\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Copertina4-01-01-01-723x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-59\" srcset=\"https:\/\/www.impresentabile.net\/me\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Copertina4-01-01-01-723x1024.jpg 723w, https:\/\/www.impresentabile.net\/me\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Copertina4-01-01-01-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.impresentabile.net\/me\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Copertina4-01-01-01-768x1087.jpg 768w, https:\/\/www.impresentabile.net\/me\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Copertina4-01-01-01-1085x1536.jpg 1085w, https:\/\/www.impresentabile.net\/me\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Copertina4-01-01-01-1446x2048.jpg 1446w, https:\/\/www.impresentabile.net\/me\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Copertina4-01-01-01-scaled.jpg 1808w\" sizes=\"(max-width: 723px) 100vw, 723px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Da zerocalcare a Samarcanda, con cambio a Freetown<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>di Lucio Cascavilla<\/p>\n\n\n\n<p>Quante cose hanno in comune la Cina, l\u2019Inghilterra e la Sierra Leone? 7? 125? Un triliardo?<\/p>\n\n\n\n<p>Una di certo. Il mio peregrinare che dopo un lungo soggiorno in Cina, e un altro meno lungo<\/p>\n\n\n\n<p>in Inghilterra mi ha portato a varcare la soglia della Sierra Leone, sbarcando a Free Town.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono arrivato nel 2019, e ne sono andato via nel 2021, qualche litro di sudore pi\u00f9 tardi. Viverla<\/p>\n\n\n\n<p>\u00e8 stato diverso dall\u2019immaginarla e visitarla, non avendo avuto una guida premurosa e ben disposta a farmi cogliere le cose pi\u00f9 belle e interessanti, o a evidenziare tutto ci\u00f2 che potrebbe<\/p>\n\n\n\n<p>fare notizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono uscito da solo, sono stato chiamato Pumui o Musungu (bianco in Krio o Swahili), a<\/p>\n\n\n\n<p>seconda della latitudine, ed ho contrattato anche il prezzo delle baguette che vendono agli<\/p>\n\n\n\n<p>angoli delle strade con uovo sodo e maionese o latte condensato dolce, improbabile sostituto<\/p>\n\n\n\n<p>locale della nutella.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia permanenza in questo paese mi ha in qualche modo segnato, portandomi alla produzione di un documentario, ormai in dirittura di arrivo (The Years We Have Been Nowhere),<\/p>\n\n\n\n<p>alla realizzazione di questa graphic novel, di cui sono particolarmente fiero, che stringete in<\/p>\n\n\n\n<p>pugno (spero), di un racconto (pubblicato nell\u2019antologia \u201cVoci in fuga\u201d &#8211; Prospero editore) e<\/p>\n\n\n\n<p>di un romanzo pubblicato a puntate, gratuitamente, sul mio blog (impresentabile.net\/blog- A<\/p>\n\n\n\n<p>piedi nudi tra le mangrovie).<\/p>\n\n\n\n<p>Una fonte inesauribile d\u2019ispirazione?<\/p>\n\n\n\n<p>Sijui (Che in Swahili significa non lo so).<\/p>\n\n\n\n<p>A Freetown per\u00f2 queste storie non riescono a circolare: non esiste una vera e propria libreria,<\/p>\n\n\n\n<p>non c\u2019\u00e8 un cinema e non ci sono teatri, ma i racconti ti inseguono rincorrendosi, intorno ai<\/p>\n\n\n\n<p>tavoli posti sul limitare di strade assolate e polverose.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 sotto questi tavoli, stringendo una birra calda (perch\u00e9 come ripeteva il mio amico Abdulay: i frigoriferi sono arrivati solo qualche anno fa, durante la guerra civile bevevamo birra<\/p>\n\n\n\n<p>rovente), che le tre storie hanno trovato me. Mi hanno ghermito e mi hanno costretto, con la<\/p>\n\n\n\n<p>collaborazione di Marco Vesco, Assia Ieradi, Riccardo Mattia e la preziosa assistenza di Giulia<\/p>\n\n\n\n<p>Pavani, di Morsi, a raccontarvele.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima mi \u00e8 ronzata in un orecchio appena giunto a Freetown; ho cominciato a fare il vo<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;<\/p>\n\n\n\n<p>lontario per una associazione locale: un gruppo di ex-deportati che si occupava di accogliere<\/p>\n\n\n\n<p>i nuovi deportati. Ho spesso associato la parola deportazione a storie come \u201cil sentiero delle<\/p>\n\n\n\n<p>lacrime\u201d, in cui il civilissimo popolo Cherokee viene \u201cspostato\u201d dai militari, sino in Oklahoma-<\/p>\n\n\n\n<p>romanzato nella storia di Zagor \u201cLa lunga marcia\u201d oppure al capolavoro di Art Spiegelman,<\/p>\n\n\n\n<p>Maus, quando tutta l\u2019Europa sar\u00e0 protagonista della deportazione di una sola popolazione).<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 che una campanella \u00e8 stato un gong ed in un attimo ho scoperto che le deportazioni non<\/p>\n\n\n\n<p>erano faccenda da libri di storia, ma attualit\u00e0 e cronaca.<\/p>\n\n\n\n<p>In seguito all\u2019arrivo dei migranti sulle nostre coste i politici compiacenti (di tutti gli schieramenti) parlano con soddisfazione di ritorni a casa, rimpatri, con numeri, grafici e sorrisi.<\/p>\n\n\n\n<p>E se invece parlassimo di persone?<\/p>\n\n\n\n<p>Abbas l\u2019ho incontrato nell\u2019 associazione con la quale ho collaborato. Era partito e non era mai<\/p>\n\n\n\n<p>arrivato; degli Stati Uniti aveva intravisto il sole attraverso le grate della prigione, ma \u00e8 stata<\/p>\n\n\n\n<p>premura del governo americano riportarlo indietro; di notte in modo che nessuno sapesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Regina invece non si chiama cos\u00ec, e me lo ha detto subito: \u201cfai troppe domande, se devi raccontare a qualcuno qualcosa di questo posto, non usare il mio nome\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Per favore&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci vedevamo al bar e pi\u00f9 che raccontare lanciava frammenti in aria, come quelli delle bombe<\/p>\n\n\n\n<p>che si era lasciata alle spalle, durante la presa di Freetown (a proposito se avete tempo date<\/p>\n\n\n\n<p>un\u2019occhiata al documentario: Cry, Freetown).<\/p>\n\n\n\n<p>Foday invece l\u2019ho incontrato dalle parti di un hotel, in attesa di qualche sigaretta o qualche<\/p>\n\n\n\n<p>spicciolo; non so cosa fosse vero di quel che mi raccontava (pi\u00f9 era generosa la mancia, pi\u00f9<\/p>\n\n\n\n<p>lunga era la conversazione, ma non siamo noi stessi veicoli di storie altrui?). La sua storia l\u2019ho<\/p>\n\n\n\n<p>ricostruita mescolandola a varie letture che avevo fatto (\u201cChi asciugher\u00e0 queste mie lacrime\u201d,<\/p>\n\n\n\n<p>non \u00e8 un gran libro, ma \u00e8 una bella testimonianza di quel che \u00e8 accaduto durante la guerra) e<\/p>\n\n\n\n<p>a svariati articoli sul problema delle disabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho ancora impressi nella mente gli occhi del mio amico Brima quando una volta mi disse: \u00e8<\/p>\n\n\n\n<p>soprattutto in Africa che ti rendi conto di quanto una persona con un problema o una disabi-<\/p>\n\n\n\n<p>lit\u00e0, sia figlio di un Dio minore.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi tre anni, durante i quali ho sovrapposto la mia vita a quelle di Abbas, Foday e Regina<\/p>\n\n\n\n<p>ho capito poco del mondo e del perch\u00e9 si combattano le guerre, ma ho compreso che i destini<\/p>\n\n\n\n<p>degli uomini sono connessi, che vivano in Cina, in Africa o in Europa..<\/p>\n\n\n\n<p>Lucio Cascavilla- Bukavu- Repubblica Democratica del Congo, 22.02.2022<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da zerocalcare a Samarcanda, con cambio a Freetown di Lucio Cascavilla Quante cose hanno in comune la Cina, l\u2019Inghilterra e la Sierra Leone? 7? 125? 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